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La pubblicazione dell’elenco ufficiale degli autovelox autorizzati in Italia da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti segna una svolta nella trasparenza dei controlli stradali. Per la prima volta è possibile conoscere marca, modello, matricola e posizione di ogni dispositivo installato dagli enti locali. Ma accanto alla novità emerge una criticità destinata a far discutere: non tutti gli apparecchi censiti risultano effettivamente omologati, come richiede la normativa per garantire la piena validità delle rilevazioni. Una questione che, alla luce della recente sentenza della Cassazione e delle osservazioni del Codacons, potrebbe riguardare direttamente anche il Sannio.

La differenza è tutt’altro che formale. Gli apparecchi “censiti” sulla piattaforma del MIT rappresentano il quadro dei sistemi effettivamente installati sul territorio, inclusi dispositivi fissi, mobili e in movimento. Tuttavia l’omologazione – distinta dalla semplice approvazione – resta il passaggio tecnico fondamentale per certificare l’affidabilità delle misurazioni. Senza questa verifica, come chiarito dalla Suprema Corte, le sanzioni elevate potrebbero risultare contestabili. È una criticità che interessa soprattutto i dispositivi mobili e alcuni modelli datati, ma che non risparmia neppure gli autovelox fissi: tutti regolarmente autorizzati dalle Prefetture, ma non necessariamente omologati secondo gli standard oggi richiesti.

Il Sannio è uno dei territori dove la rete dei controlli è più strutturata, in particolare lungo la SS372 Telesina. Da Caianello verso Benevento si incontrano gli apparati attivi a Puglianello (km 35+050, bidirezionale), Castelvenere (km 40+300), Solopaca (km 43+470), Paupisi (anch’esso bidirezionale) e Torrecuso (km 54+200). Fuori dalla Telesina, il censimento conferma il dispositivo di Ceppaloni sulla SS7 Appia, mentre sulla SS87 Sannitica a Fragneto Monforte opera un sistema di velocità media. Nel comune di Morcone risulta attivo un Velomatic 512, approvato nel 2010 e tuttora comunicato come in uso. Sulla Fondovalle Isclero, infine, Amorosi, Dugenta e Melizzano utilizzano apparecchi della stessa tipologia, il T-Exspeed della Kria, modello approvato nel 2023. Si tratta dunque di una rete articolata, ma non è ancora chiaro quanti di questi dispositivi – pur regolarmente censiti – dispongano anche della formale omologazione richiesta dalla giurisprudenza più recente.

Il quadro nazionale fornisce un ulteriore elemento di riflessione. Secondo le elaborazioni di Asaps e dell’Associazione Lorenzo Guarnieri, gli apparecchi complessivi sono 3.625, ben lontani dagli 11.000 o 13.000 citati nei mesi scorsi da alcune ricostruzioni giornalistiche. Nel dettaglio, 3.038 sono gestiti da Polizie locali, Provinciali e Città metropolitane; 586 dalla Polizia Stradale, includendo i tutor autostradali; mentre l’Arma dei Carabinieri ne ha censito uno soltanto. Numeri che ridimensionano la narrativa di un Paese “pieno” di autovelox, ma che al tempo stesso mettono in evidenza un altro problema: tra questi dispositivi, solo una parte risulta effettivamente omologata.

«Dovevamo essere i campioni del mondo del numero di autovelox – commentano Giordano Biserni (Asaps) e Stefano Guarnieri (Alg) – e invece siamo probabilmente come la nostra nazionale di calcio, a rischio di qualificazione. Rimane poi da vedere dove siano tutti quegli autovelox truffa citati su giornali e perfino in una slide del Ministero dei Trasporti. Tutti gli apparecchi fissi hanno l’autorizzazione delle Prefetture: ci si deve allora chiedere, provocatoriamente, se al Ministero dell’Interno non siano perplessi di essere stati, indirettamente, accusati di concorso in truffa. I dati reali raccontano un quadro molto diverso da quello che è circolato finora».

Una dichiarazione che introduce un interrogativo cruciale: quanti degli apparecchi censiti – nel Sannio e nel resto del Paese – risultano effettivamente omologati secondo la normativa vigente? Finché la piattaforma MIT non integrerà questa informazione, il tema resterà aperto. E con esso il rischio che, anche nel Sannio, parte delle multe elevate negli ultimi anni possa finire nel mirino dei ricorsi.