L’acquisto di beni di lusso e di oggetti di gioielleria, le uscite finanziarie prive di qualsiasi supporto documentale, una “simulata e pregiudizievole operazione immobiliare in entrata”, l’erogazione di finanziamenti infruttiferi “poi divenute sostanzialmente donazioni a soggetti appartenenti alla cerchia familiare del Di Donato”. Queste accuse si leggono nell’invito a dedurre della Procura regionale della Corte dei conti, in relazione all’indagine sui centri per l’accoglienza migranti del consorzio “Maleventum”. Sono contestazioni riprese dagli atti delle indagini della Procura di Benevento, una delle quali già sfociata in una sentenza di primo grado del tribunale sannita. “Tali operazioni – precisa l’inchiesta erariale -, nel quadro della motivazione penale, vengono qualificate come condotte distrattive deliberate, realizzate con la piena consapevolezza di sottrarre fondi pubblici alla loro fondamentale e primaria destinazione istituzionale”.
Lo scorso gennaio sono stati condannati a tre anni Paolo Di Donato, ritenuto amministratore di fatto del consorzio, e a quattro anni Felice Panzone, all’epoca dei fatti funzionario della Prefettura di Benevento. Le condanne sono state impugnate. Altri dodici imputati sono stati assolti ‘perché il fatto non sussiste’ o prosciolti per prescrizione. “Le motivazioni della pronuncia – sottolinea l’atto della Procura della Corte dei conti – hanno inoltre con dovizia di dettaglio confermato, in termini di fatto, che il Panzone, nonostante fosse pienamente a conoscenza delle gravi e documentate carenze igienico-sanitarie e strutturali di pressoché tutti i centri targati Maleventum ometteva sistematicamente di adottare i provvedimenti sanzionatori previsti dalla normativa e dalle convenzioni, ivi inclusa l’applicazione delle penali contrattuali, e si asteneva dall’avviare le procedure di revoca dell’accreditamento”. Secondo la sentenza penale inoltre, “il Panzone preavvisava indebitamente i gestori dei centri circa l’imminenza delle ispezioni da parte dei Nas, dell’Asl e di altri organismi di controllo, inclusa quella dell’Unhcr (L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ndr) del febbraio 2016“. Stando al tribunale, “attraverso l’utilizzo dell’espressione gergale «passare la cera», il funzionario sollecitava una pulizia estemporanea e superficiale delle strutture, finalizzata a occultare agli ispettori le carenze strutturali e igieniche permanenti, vanificando così l’efficacia dell’attività di vigilanza della complessiva Pubblica Amministrazione nella sua dimensione integrata”.
Il vice procuratore generale Davide Vitale elenca una serie di “elementi sintetizzati che tratteggiano in modo evidente la frode perpetrata ai danni dello Stato: prestazioni essenziali omesse, ambienti in condizioni indegne, pocket money non distribuiti, alterazione della qualità del cibo e, soprattutto, un complessivo sistema di gestione volto a massimizzare il profitto attraverso la riduzione al minimo dei servizi contrattualmente dovuti”. È tutto ciò sarebbe avvenuto “sotto la direzione del Di Donato che, pur privo di cariche formali, agiva come gestore di fatto dell’intero sistema delle strutture denominate Damasco, determinandone la linea gestionale e assumendo ogni decisione rilevante sull’organizzazione dei servizi, laddove l’intera pletora di amministratori di diritto – susseguitisi – partecipavano consapevolmente all’attuazione di tale sistema fraudolento, fungendo da strumento operativo e da schermo formale delle condotte poste in essere“. Da tali condotte perpetrate “ai danni della Prefettura di Benevento, ente erogante dei finanziamenti” al consorzio, sarebbe “derivato un pregiudizio patrimoniale diretto per il Ministero dell’Interno”. Dal momento della notifica, gli otto destinatari degli inviti a dedurre hanno 45 giorni, per depositare deduzioni e documenti. E opporre le loro difese alle contestazioni della Procura contabile, la quale ipotizza un complessivo danno erariale di circa 1,3 milioni di euro. Vediamo adesso le singole imputazioni di danno contestate, suddivise in tre diversi filoni.
LE CONTESTAZIONI AI SINGOLI
Per la presunta distrazione dal vincolo di destinazione delle somme erogate per i servizi assistenziali, stimata in euro 1.193.322,36, devono rispondere, a titolo doloso, ed in via solidale: Paolo Di Donato nella qualità di amministratore di fatto del Consorzio Maleventum, per l’intero importo; Renza Fusco, nella qualità di rappresentante legale del Consorzio Maleventum dal 20/09/2012 al 09/03/2015, fino a concorrenza dell’importo pari ad euro 143.336,11; Elio Ouechtati, nella qualità di rappresentante legale del Consorzio Maleventum dal 10/03/2015 al 29/02/2016, fino a concorrenza dell’importo pari ad euro 311.632,86; Giuseppe Caligiure, nella qualità di rappresentante legale del Consorzio Maleventum dal 01/03/2016 al 24/03/2017, fino a concorrenza dell’importo pari ad euro 427.861,73; Giovanni Pollastro, nella qualità di rappresentante legale del Consorzio Maleventum dal 25/03/2017 al 07/07/2018, fino a concorrenza dell’importo pari ad euro 310.491,66; Felice Panzone, nella qualità di funzionario della Prefettura di Benevento addetto alla gestione dei centri di accoglienza, per l’intero importo.
Sempre per la presunta distrazione di fondi destinati alla accoglienza dei migranti, daconnessa alla sottoscrizione del contratto d’opera professionale, calcolata in euro 224.100,00, devono rispondere, a titolo doloso, ed in via solidale: Paolo Di Donato, nella qualità di amministratore di fatto del Consorzio Maleventum, per l’intero importo; Giuseppe Caligiure, nella qualità di rappresentante legale del Consorzio Maleventum, dal 01/03/2016 al 24/03/2017, per l’intero importo.
Della posta di danno da presunta mancata applicazione di penalità contrattuali, stimata in euro 107.148,00, devono rispondere, in concorso: Felice Panzone, a titolo doloso, ed in via principale, per l’intero importo; Maria Rita Circelli, nella qualità di Dirigente Responsabile dell’Area IV della Prefettura di Benevento, dal 12.03.2014 al 31.12.2015, a titolo colposo, ed in via sussidiaria, fino a concorrenza dell’importo pari ad euro 52.061,00; Giuseppe Canale, nella qualità di Dirigente Responsabile dell’Area IV della Prefettura di Benevento, dal 27.01.2016 al 08.03.2017, a titolo colposo, ed in via sussidiaria, fino a concorrenza dell’importo pari ad euro 55.087,00
LE RISERVE DI AZIONE: L’INCHIESTA NON È FINITA
La Procura erariale, guidata dal procuratore Giacinto Dammicco, esprime anche tre diverse riserve di azione. Sono da intendere come possibili futuri sviluppi dell’indagine, delegata alla Guardia di Finanza di Benevento. La prima ipotizza ulteriori danni patrimoniali, da individuare come conseguenza diretta di “gravi ed artificiosi inadempimenti intervenuti presso le strutture afferenti al consorzio Maleventum e che hanno determinato l’accertamento giudiziario del reato di frode nelle pubbliche forniture”. La seconda rinvia “al risarcimento delle pregiudizievoli conseguenze patrimoniali correlate alle inadempienti condotte di frode nelle pubbliche forniture accertate – oltre ogni ragionevole dubbio – come perpetratesi presso le strutture site in: Calvi, via Geniti (Capo E2 – sentenza penale); “La Vela” di Telese Terme (Capo T – sentenza penale); Durazzano (Capo U sentenza penale)“. La terza concerne “danni da indebito esborso determinabili in relazione – accertate in sentenza penale – condotte di falsa attestazione/registrazione della presenza del migrante in struttura mediante apposizione di firma falsa o utilizzando sottoscrizione afferente ad antecedente periodo di effettiva permanenza”. In poche parole, l’inchiesta non finisce qui.





















