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Un’idea di futuro, tra innovazione, identità e nuove generazioni. Al Teatro De Simone si è svolta la prima edizione del TEDx sannita, un appuntamento dedicato al “domani prossimo venturo” che ha messo insieme riflessioni, esperienze personali e visioni sul cambiamento.

L’iniziativa, promossa da Antonio Barone, ha scelto per l’edizione 2026 la parola chiave “Futuro”, affidandola a sette speaker chiamati a confrontarsi su sannità, innovazione, intelligenza artificiale e nuove prospettive per i giovani.

L’obiettivo di questo format è proprio quello di lasciare un segno nelle persone che partecipano”, ha spiegato Barone. “L’intento è quello di accendere una scintilla”.

L’incontro, moderato dalla giornalista Melania Petriello, è stato aperto dall’intervento di Alessandra Bellasio, che ha affrontato il rapporto tra digitale, genitorialità e salute. “L’impatto del digitale e l’educazione dei nostri figli stanno creando alcune criticità”, ha osservato. “L’accesso continuo alle informazioni può essere utile ma, allo stesso tempo, rischia di generare sfiducia nel mondo sanitario attraverso una ricerca compulsiva di contenuti”.

Petriello ha invece sottolineato il valore del racconto e della condivisione: “Il linguaggio è globale. Pur nella diversità delle competenze emerge un mosaico di talenti, restanze e differenze”. Poi l’invito a recuperare il contatto umano: “Le persone hanno bisogno di ritrovarsi in un luogo fisico. Occorre mettere al primo posto la persona”.

Tra gli interventi anche quello di Marco D’Angelo, che ha richiamato l’importanza della filosofia come pratica collettiva: “Per i ragazzi è fondamentale distinguere tra obiettivi e intuizioni. Bisogna guardarsi intorno mentre si costruisce il proprio futuro e comprendere le conseguenze delle proprie scelte. La filosofia è una pratica da fare insieme agli altri, senza restare soli davanti alla tecnologia”.

Molto intenso anche il contributo di Fatima Sarnicola, che ha affrontato il tema delle adozioni raccontando anche la propria esperienza personale. “Negli ultimi anni tutto si è complicato. L’iter non aiuta e molte famiglie sono scoraggiate. Incentivare l’adozione è il mio obiettivo, perché il problema più grande è non essere scelti per tanti anni”. La biologa ha poi ricordato il peso del tempo sui bambini: “Non bisogna far perdere l’infanzia ai bambini. In ognuno di loro si può rifiorire senza rinnegare le proprie origini”.

Spazio poi al tema dell’intelligenza artificiale con Gerardo Canfora, che ha invitato a evitare sia il rifiuto sia l’accettazione passiva della tecnologia: “Nell’insegnamento si possono avere due atteggiamenti: quello conservativo oppure proibire tutto. L’intelligenza artificiale deve stare insieme alle altre fonti di formazione, ma con consapevolezza. Non significa arrendersi alla tecnologia, ma usarla nel modo giusto”.

Sul futuro del Mezzogiorno si è soffermata Floridiana Ventrella, che ha acceso i riflettori sull’emorragia di giovani dal Sud: “Bisogna smuovere le coscienze e far capire che si può scegliere di tornare e di restare”. Un fenomeno legato anche alle difficoltà strutturali del mercato del lavoro.

A chiudere la serie di interventi è stato Alessandro Mazzù, ancora sul rapporto tra uomo e tecnologia: “L’intelligenza artificiale va usata, perché permette di fare cose impensabili. Ma non bisogna spegnere il cervello. Serve consapevolezza e bisogna continuare a creare contenuti che conservino una componente umana”.