Il 2025 politico del Sannio è stato un anno di equilibri precari. Apparenti. Mai scontati.
Si è votato. Le Elezioni Regionali hanno rimesso tutto in movimento, riportando la politica vera al centro della scena. Non quella dei comunicati, ma quella dei numeri. Delle preferenze. Dei territori. Il Sannio, nonostante continui a rappresentare una quota assolutamente marginale in consiglio regionale (solo 2 rappresentanti), ha contato più di quanto qualcuno fosse disposto ad ammettere. Non abbastanza da ribaltare il tavolo, ma abbastanza da sedercisi con voce più alta.
In questo scenario, Clemente Mastella ha continuato a fare ciò che gli riesce meglio: occupare la scena. E’ stato il Sindaco di Benevento il vero mattatore di questo 2025 politico. E, stando agli ultimi sviluppi, potrebbe confermarsi tale anche per il prossimo anno.
Noi di Centro, il partito di Mastella, nonostante alcuni continuano ad etichettarlo come ‘il movimentino provinciale di famiglia’ si è confermato essere il primo partito in provincia. Un dato politico prima ancora che elettorale. Radicamento, controllo del territorio, amministratori fedeli. Mentre i partiti nazionali (che paradosslmnente dovrebbero essere più strutturati) discutono, Mastella incassa. Diciassettemila preferenze che valgono un seggio in consiglio regionale per Pellegrino Mastella. Il figlio di Clemente e Sandra.
Il centrodestra, invece, ha vissuto un anno a metà. Forza Italia tiene, numericamente, ed elegge Fernando Errico al Consiglio regionale. Il rampollo azzurro, Francesco Maria Rubano, consolida la sua leadership. Record di iscritti e una grande manifestazione nazionale a Telese Terme come ai tempi di Silvio Berlusconi. Ma nonostante tutto questo resta un corpo in cerca di una direzione chiara all’interno di una coalizione che non decolla. Le frizioni con Fratelli d’Italia non si sono mai davvero sopite. Il partito guidato dal senatore Domenico Matera ha vissuto un’annata leggermente travagliata, le scelte sulle candidature alle regionali hanno creato non poche fibrillazioni e probabilmente sono state determinanti per la mancata elezione del consigliere (o almeno sono state determinanti per far si che tutta la ‘destra storica’ votasse Boccalone, candidato al di fuori del partito nella civica del presidente Cirielli).
La Lega ha trovato la sua dimensione, le Elezioni Regionali hanno visto l’affermazione di Domenico Parisi con un risultato importante in favore di Luigi Barone, che gli ha consegnato le chiavi del partito provinciale. Nel frattempo però la coalizione esiste sulla carta, molto meno nella pratica. E il Sannio, si sa, non perdona chi appare diviso.
Il Partito Democratico sannita ha attraversato forse la sua fase più complicata. Una crisi silenziosa, ma profonda. Una specie di harakiri con i dem che hanno cominciato l’anno con ben due rappresentanti in Consiglio regionale e l’hanno terminato senza nessuno. Il voto ha lasciato strascichi, interrogativi, nervi scoperti. E’ stata archiviata l’era Cacciano, dopo la debacle elettorale. La discussione interna si è fatta aspra. E la fine dell’anno ha consegnato una nuova versione, tutta al femminile, con il duo composto da Filomena Marcantonio e Rosa Razzano al timone del partito. Il PD c’è, anche se non si vede, ma cerca ancora una bussola.
Il 2025 ci ha consegnato un quadro politico abbastanza chiaro. Mastella mattatore, un centrodestra imbrigliato in una rincorsa alla leadership che non trasmette certezze ai cittadini, il PD in crisi. E sullo sfondo si intravedono schizzi di AVS con un discreto risultato alle Elezioni Regionali, un M5S che non convince più nemmeno se stesso, Mino Mortaruolo che si è congedato dopo dieci anni di consiliatura.
Il 2025 ci ha chiarito una cosa: Clemente Mastella resta il dominus della politica sannita. Ora non resta che attendere l’anno che verrà, ricco di appuntamenti e banchi di prova. Un 2026 che si prospetta essere un vero e proprio campo di battaglia. Di posizionamenti, a partire già dalle prossime Elezioni provinciali. Di resistenza, per quele che sarà l’avvio dell’era Fico in Regione Campania.
L’appuntamento è fra un anno, per vedere chi ha scritto la storia e chi, invece, sarà costretto ancora una volta a leggerla.



















