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Il calcio dilettantistico, in particolar modo di Seconda e Terza Categoria, sta vivendo una crisi che rischia di cancellarne l’essenza. Sempre meno giovani scelgono di giocare e le società, pur di sopravvivere, devono affrontare spese di decine e decine di euro tra iscrizione al campionato, affitto o gestione del campo, divise, trasferte e assicurazioni.

A peggiorare la situazione è l’atteggiamento di alcune società che, spinte dall’ambizione di vincere a tutti i costi, arrivano a creare rapporti di lavoro con i giocatori, senza considerare che in questo modo si uccide il dilettantismo e si trasforma il calcio di paese in un mercato dove sopravvive solo chi ha più risorse. In provincia di Benevento le iscrizioni al campionato di Terza Categoria sono sempre meno, un segnale che da solo dovrebbe bastare a far scattare l’allarme e spingere a intervenire prima che sia troppo tardi.

A dare voce a questa deriva è Alessandro Pennucci, dirigente e calciatore dell’ASD Sant’Angelo a Cupolo, società iscritta alla Terza Categoria. Cresciuto calcisticamente nel territorio sannita e dopo aver vissuto sedici anni di calcio in provincia di Bologna, Pennucci da un anno dirige questa realtà e racconta con preoccupazione e passione: “Il problema principale è che sempre meno ragazzi vogliono giocare e le società che resistono devono affrontare sacrifici enormi. In provincia di Benevento il calo delle iscrizioni è già un campanello d’allarme. Il calcio di paese non dovrebbe ridursi a rapporti economici e contratti: dovrebbe essere il campo polveroso che diventa teatro di sogni, la domenica che unisce la comunità, il pallone che rotola tra amici e diventa simbolo di appartenenza.È un sistema che non ha più nulla di dilettantistico e che rischia di far morire il calcio di paese.
Oggi sui campi di periferia vedo più la costruzione di atleti piuttosto che la crescita di calciatori, non vedo il tocco che incanta, non vedo la giocata che accende il cuore, non vedo più quel lampo di talento capace di far esplodere un’esultanza spontanea e pura. E’ come se la magia fosse stata sostituita dalla disciplina, e il calcio avesse smarrito la sua libertà. Vedo ancora partitelle a due tocchi, gli allenatori che urlano di passare la palla velocemente piuttosto che incitare a saltare l’uomo. Eppure il calcio di paese dovrebbe essere poesia, dovrebbe essere il coraggio di tentare un dribbling, la fantasia di un tiro impossibile, la gioia di un gol nato dal talento e non dalla tattica. Se perdiamo questo, perdiamo una parte di noi stessi, perdiamo la magia che ha fatto innamorare generazioni”.

Le parole di Pennucci sono un invito alle istituzioni società sportive e locali a intervenire: senza un sostegno e un impegno concreto, la Terza Categoria e con essa il calcio dilettantistico rischiano di sparire, portando via con sé non solo una tradizione sportiva ma anche un pezzo di memoria collettiva e di poesia popolare.