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Si è idealmente vestito d’azzurro ieri sera il Teatro Comunale di Benevento per accogliere ‘Il Miracolo’, il racconto teatrale firmato da Maurizio De Giovanni che ha portato in scena un atto d’amore, un sentimento collettivo difficile da spiegare e impossibile da ignorare.

Al centro dello spettacolo non c’è il giorno della vittoria, bensì quello che per ogni tifoso resta il più carico di tensione: il giorno prima.
Un tempo in cui nulla è ancora deciso e proprio per questo tutto sembra possibile. De Giovanni costruisce il suo racconto dentro questa soglia fragile, fatta di silenzi carichi di presagi, discorsi deviati altrove per non “portare male”, gesti ripetuti ossessivamente come una preghiera laica.

In scena prende forma una Napoli riconoscibile e autentica, attraversata da rituali scaramantici, divieti non scritti, promesse sussurrate e piccole manie collettive che si moltiplicano quando sta per giocare il Napoli. È una dimensione intima e insieme pubblica, in cui bar, case e pensieri notturni diventano luoghi di una stessa attesa.

All’interno di questo coro di voci emerge un prete fuori dagli schemi, interpretato da Alfredo Mundo. Attorno a lui si muove una sorta di pellegrinaggio surreale: persone diversissime che si presentano con il pretesto di una confessione, ma con il desiderio non dichiarato di ottenere una benedizione capace di allontanare la paura.

Lo stesso De Giovanni è in scena come parte di questo universo emotivo. Marianita Carfora accompagna e arricchisce la narrazione dando voce a più personaggi.
La musica dal vivo è parte integrante della narrazione: il sassofono di Marco Zurzolo, le tastiere di Luis Di Gennaro e la batteria di Orazio Ricca – utilizzata per la prima volta in questa forma – amplificano tensioni e animano ancor più il racconto.
Il repertorio musicale attraversa l’immaginario partenopeo, da ‘Quel ragazzo della curva B’ e ‘1 agosto’ a ‘Olé olé olé Diego Diego’, fino a una rielaborazione in chiave ironica di ‘Anema e core’, per concludersi con il finale corale di ‘’O surdato ’nnammurato’. 

Nel racconto affiorano continui rimandi a Diego Armando Maradona, alla Juventus, evocata più volte, alla partita in casa con l’Inter e il gol decisivo di Billing, il sogno del quarto scudetto che aleggia come un evento quasi miracoloso. Il parallelo con la tradizione religiosa è costante ma mai forzato: come nella liquefazione del sangue di San Gennaro, tutto resta affidato al tempo, alla speranza, alla fede.

Il pubblico del Comunale ha seguito con partecipazione uno spettacolo che parla a Napoli e ai tifosi partenopei ovunque si trovino, riesce ad abbracciare chiunque abbia vissuto l’attesa di un sogno e la paura che possa infrangersi. È il racconto di una passione per una squadra e per una città, di un sentimento che non si spiega, ma si condivide. E che si racconta così: con il cuore in gola e l’azzurro che scorre nelle vene.

La serata è stata anche occasione di incontro per la Fondazione Città Spettacolo: la presenza di De Giovanni, componente del Comitato di Indirizzo, ha permesso un confronto tra Consiglio di Amministrazione e Comitato, avviando le prime riflessioni sulla prossima edizione della manifestazione, con l’idea dello scrittore partenopeo di orientarsi verso un tema più ampio e trasversale.