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Cresce la preoccupazione tra i dipendenti della Koch Glitsch, multinazionale attiva nel settore della termodinamica e del trasferimento di massa per l’industria chimica e petrolchimica, che ha uno stabilimento a Vinchiaturo, in Molise, a pochi chilometri dal confine con la provincia di Benevento.

Tra i lavoratori coinvolti nella vicenda ci sono anche nove campani, di cui 8 di  Pontelandolfo e uno di Casalduni, che guardano con forte apprensione al proprio futuro occupazionale. Secondo quanto emerso, dopo Ferragosto dovrebbe scattare un piano di riduzione del personale che interesserà complessivamente circa cento lavoratori nei diversi siti produttivi dell’azienda.

Il programma di riorganizzazione prevede infatti il licenziamento di 27 dipendenti nello stabilimento di Aprilia, dove attualmente sono impiegate 65 persone, e di altri 10 lavoratori nella sede di Vimercate. Una situazione che rischia di lasciare senza reddito numerose famiglie nel giro di poche settimane.

Anche i dipendenti della sede di Vinchiaturo hanno già avviato forme di mobilitazione e non escludono iniziative di protesta più incisive, compreso il presidio della Strada Statale Benevento-Campobasso. I lavoratori denunciano le conseguenze di un processo di razionalizzazione dell’apparato produttivo che potrebbe avere pesanti ripercussioni sui livelli occupazionali del territorio.

Alla base delle difficoltà aziendali vi sarebbero l’aumento dei costi delle materie prime e le tensioni internazionali che hanno inciso sui margini operativi dell’impresa. Secondo quanto riferito dai dipendenti, l’azienda non sarebbe in una situazione di perdita, ma avrebbe comunque deciso di procedere con una profonda ristrutturazione.

Il 24 giugno prossimo una nuova riunione per tentare di far tenere il sito aperto.

Particolarmente delicata la situazione dello stabilimento molisano, dove gran parte della forza lavoro è composta da dipendenti con un’età compresa tra i 50 e i 60 anni. Una fascia anagrafica che rende particolarmente difficile un eventuale reinserimento nel mercato del lavoro.

Ad alimentare le preoccupazioni è soprattutto l’ipotesi di un trasferimento delle attività produttive in altri Paesi. Una prospettiva che i lavoratori contestano con forza, chiedendo all’azienda di rivedere il piano e di aprire un confronto con le organizzazioni sindacali sulla procedura di mobilità. Al momento, però, secondo quanto denunciato dagli stessi dipendenti, non sarebbe stato avviato alcun tavolo di trattativa che possa offrire garanzie sul mantenimento dei posti di lavoro.

La mobilitazione è destinata quindi a proseguire nelle prossime settimane, mentre cresce l’attesa per capire se la vertenza riuscirà ad approdare sui tavoli istituzionali prima che i licenziamenti diventino effettivi.