Come nei racconti antichi: il messaggero arriva trafelato. Urla la notizia. Ma è quella sbagliata.
Luigi Barone, della Lega, pubblica un post roboante contro il sindaco di New York, colpevole – a suo dire – di aver giurato sul Corano. Identità, radici, neutralità delle istituzioni. Tutto molto solenne. Peccato per il dettaglio decisivo: l’uomo in foto non è il sindaco attuale. È quello precedente. Un altro nome. Un’altra storia. Un’altra epoca politica.
Errore grossolano. Eric Adams al posto di Zohran Mamdani. Ma poco importa. Il post vola. Oltre 4.000 like, migliaia di condivisioni, consenso a pioggia. La verifica dei fatti resta indietro, travolta dall’algoritmo e dall’indignazione facile.
È il cortocircuito della comunicazione politica moderna: la logica conta meno della rabbia, la verità meno della narrazione. Non importa se il bersaglio è sbagliato. L’importante è colpire.
E così, mentre si invocano le “radici”, si perde il contatto con la realtà. Con buona pace dei fatti. E con grande soddisfazione dei like.




















