La questione ‘PasquettaLand’ sta animando il dibattito. Favorevoli e contrari non hanno posizioni mediane, sono proprio su due pianeti diversi. Chi ha spinto per potersi godere una giornata in relax in un luogo che si presta alla grande per un un momento del genere, chi dall’altro, si è aggrappato a licenze, requisiti di sicurezza mancanti, grado di pericolosità e residenti in rivolta pur di bloccare l’iniziativa. Tutto sacrosanto e veritiero ma sul banco non è stata messa la soluzione: o si faceva o saltava. E’ saltata.
Ma come sempre la virtù sta nel mezzo, perchè si tratta di un’occasione persa in entrambe i casi. Un’occasione di socialità e valorizzazione del luogo, anche scoperta per molti che avrebbero potuto fare la Pasquetta a casa senza spostarsi, dall’altra quella di apertura nei confronti di tutti gli attori coinvolti nell’evento. Insomma, sediamoci e studiamo il modo per farla.
Si è parlato anche della questione biglietto di ingresso. Un discorso che può essere condivisibile o meno, ma prende una direzione sbagliata quando si invoca l’appartenenza al Comune di un luogo e che, per questo, dovrebbe essere aperto a tutti. Non serve andare troppo in là con la mente. Basta tornare all’evento dedicato alle Janare di qualche settimana fa. Biglietto di ingresso per accedere alla Villa Comunale (lo dice il nome a chi appartiene) ed è stata una scelta sacrosanta visto che si trattava di uno spettacolo con tanti attori coinvolti. Un evento e come tale andava pagato anche se in luogo pubblico. Tante persone, anche da fuori, economia in movimento e nessun polverone alzato.
E’ stata trovata una soluzione ibrida. Resta un minimo di amarezza per due fattori però: il primo è che organizzare qualcosa in una città da sempre definita piatta e senza iniziative è divisivo e quando si fa non va bene; il secondo è vedere che una Pasquetta possa diventare oggetto di discussione con tanto di richiesta di Consiglio Comunale straordinario, come se un evento del genere possa trasformarsi da risorsa a problematica.
Bastava sedersi al tavolo per trovare una soluzione che potesse essere equa, giusta e votata al bene del cittadino: che poi è uno dei principi della politica.
La verità è che questa non è una città per i giovani, una nella quale è meglio trovare un cavillo quando un’iniziativa può urtare la suscettibilità. Poi non ci si meravigli se a Pasquetta tanti giovani si organizzeranno per andare fuori porta o addirittura cambiare provincia scegliendo realtà che, invece, tutti questi problemi non se ne fanno. Anzi, pronti ad accoglierne sempre di più perchè turismo equivale a economia.
Un’equazione che vale dappertutto meno che qui ma si sa, a Pasquetta, la matematica si trasforma in opinione.



















