La stregone che sale, le fiamme nelle mani con tanto di fumo che usciva da due dei quattro ingressi alla Curva e sotto i simboli di Benevento, dietro lo sfondo nero con i cartoncini, una musica epica, quella dei Carmina Burana, e la voce narrante di Antonio Esposito che ha prestato le corde vocali a questa grande immagine e bisogna dire che l’effetto è stato garantito: sembrava fosse proprio lo stregone ad arringare la folla, finalmente numerosa, del Vigorito.
Uno spettacolo assoluto, riconosciuto da tutti, anche al di fuori di Benevento, ripreso da pagine e televisioni, il modo migliore per salutare la Serie C e presentarsi in B.
Tutto bellissimo, tutto meraviglioso ma quello di ieri è stato solo il prodotto finale, quello che hanno potuto ammirare tutti. Dietro, però, c’è tanto ed è giusto dare merito a chi ha lavorato tanto per mettere insieme un vero e proprio spettacolo.
Un percorso che è partito da lontano, più o meno dalla trasferta di Altamura, momento nel quale sono apparsi gli adesivi che hanno portato il conto di quanto giorni all’alba mancavano. Da lì è cominciata la corsa contro il tempo e la raccolta fondi per mettere in piedi ciò che tutti hanno ammirato. Sciarpe, maglie, pullman per le trasferte, adesivi: insomma tutto ciò che serviva per finanziarsi.
E l’investimento non è stato di poco conto, diverse migliaia di euro, si parla di doppia cifra, impresse su un telone. Un’organizzazione capillare e precisa, quasi maniacale, un centinaio di tifosi appartenenti ai gruppi che hanno lavorato, provato, anche in gran segreto, per non far trapelare nulla. Evitate anche operazioni di spionaggio, una delle due prove è stata fatta usando metà curva, quella che non si vede dai giardinetti del Viale Atlantici.
Il tutto per arrivare a ieri con questo gruppo nutrito che si è dato appuntamento dalle 9 del mattino, ha organizzato tutto, suddiviso le aree e affidato a ognuno un compito. Chi doveva far salire gli striscioni, chi doveva tirarli verso il basso, chi doveva distribuire i cartoncini, chi creare l’effetto fumo dalle mani dello stregone.
Un sincronismo perfetto e nulla di lasciato al caso, anche le ragazze che sbandieravano facevano parte della coreografia, il loro sventolio doveva significare alzare i cartoncini.
Non c’era un’idea precisa qualche mese fa, l’unica era rappresentare qualcosa che fosse legato al territorio e alle origini e alla fine anche la voce di Antonio Esposito è andata in quella direzione: ciò che era e ciò che è adesso, il momento di rialzarsi.
Il frutto del lavoro di coesione della Curva, il segnale che lo stregone è tornato per ridare vita a quel fuoco che è rimasto a covare sotta la cenere e che adesso arde più forte di prima.




















