Tre pacchi natalizi, con struffoli, pasticcini, panettone e vino rosato. Dentro, però, ci sono anche tre buste gialle: contengono 18mila euro in banconote da cinquanta. La Guardia di finanza li scopre a Collepiano, nel territorio di Torrecuso, mentre vengono trasferiti da una Porsche Macan a una Peugeot 2008. È il 18 dicembre 2024 e quelle confezioni, secondo l’accusa, sono destinate a tre figure del consorzio Telese, impegnato nei lavori dell’Alta velocità Napoli-Bari. L’episodio è raccontato nell’ordinanza della giudice di Napoli Federica Girardi. E ha un seguito: dopo il controllo, i finanzieri restituiscono pacchi e denaro per non compromettere le indagini. E nelle conversazioni intercettate compare subito il progetto di consegnarli nuovamente.
I pacchi di Natale fermati dalla Finanza: i nomi sulle confezioni e i 18mila euro
Sono circa le 14.10 quando una pattuglia del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli osserva Dante Salzillo, imprenditore legato ad Areco, vicino alla Porsche. Sta spostando le confezioni nell’abitacolo posteriore della Peugeot nella disponibilità di Costantino Guidubaldi, indicato nel capo di contestazione come addetto all’ufficio acquisti del consorzio Telese. Pochi minuti prima, alle 14.05, Salzillo lo aveva chiamato per invitarlo a prendere un caffè fuori dal campo base. I militari intervengono quando due dei tre pacchi sono già stati consegnati. Chiedono che cosa contengano e Salzillo li apre spontaneamente. Compaiono i contanti. Gli investigatori decidono di proseguire gli accertamenti negli uffici della Guardia di Finanza di Benevento, evitando di contare il denaro lungo la strada. Le confezioni hanno un destinatario scritto sopra. Provengono da una pasticceria di Maddaloni e ciascuna reca il logo di Areco e un’etichetta bianca: “Ing. Ferroni”, “Geom. Costantino”, “Geom. Ciampaglia“. Nel pacco destinato a Maurizio Ferroni, direttore tecnico del consorzio Telese, ci sono 200 banconote da cinquanta euro, divise in due blocchi: complessivamente 10mila euro. In quello per Guidubaldi ne vengono contate ottanta, per un totale di 4mila euro. Altre ottanta banconote, ancora 4mila euro, sono nella confezione indirizzata al capocantiere Nino Ciampaglia. Il contenuto viene verificato alla presenza di Salzillo e Guidubaldi e documentato con fotografie. Poi arriva una decisione investigativa: d’intesa con l’autorità giudiziaria, per non arrecare pregiudizio alle indagini in corso, le somme vengono rimesse nella disponibilità di Salzillo, come lui stesso aveva richiesto. È a questo punto che le intercettazioni raccontano il seguito della vicenda.
Dopo il controllo, la nuova consegna: il capocantiere rifiuta il pacco
Alle 18.27, mentre è ancora impegnato negli accertamenti, Salzillo scrive al collaboratore Giandomenico Colella: “Me li stanno dando”. Subito dopo aggiunge: “X domani portali tu a Telese questi tre”. Un minuto più tardi arriva un’altra indicazione: “Rifacciamo fare la confezioni”. Il giorno successivo, 19 dicembre, una telefonata tra Raffaele e Angelo Salzillo restituisce agli investigatori il racconto della nuova consegna. A occuparsene, secondo quanto emerge dalla conversazione, è stato Angelo. Non tutti, però, accettano. Ciampaglia rifiuta la confezione. Nel resoconto che Angelo fa al fratello, il capocantiere richiama proprio il controllo del giorno precedente: “Dopo l’accaduto… mettiti nei miei panni, portatelo”. Il pacco viene riportato indietro. Guidubaldi, invece, secondo la stessa telefonata, accetta la strenna. Angelo racconta di avere parlato con lui anche della preoccupazione per le possibili conseguenze sui rapporti di Areco con il cantiere, ricevendo rassicurazioni.
Il rifiuto di Ciampaglia assume un peso preciso nella valutazione del giudice. Per questo episodio, il gip non ritiene provata né l’accettazione della dazione né una precedente adesione consapevole alla promessa di denaro. Esclude quindi nei suoi confronti la gravità indiziaria sul capo relativo ai pacchi natalizi. La stessa conclusione riguarda Colella, per il quale non considera dimostrata la conoscenza del contenuto delle confezioni. Il giudice ritiene invece sussistenti gravi indizi di corruzione per l’esercizio della funzione nei confronti, tra gli altri, di Dante e Raffaele Salzillo, Ferroni e Guidubaldi. Nell’interpretazione del gip, il denaro si inserisce in un rapporto di disponibilità delle funzioni agli interessi di Areco. Ferroni ha negato nell’interrogatorio preventivo di avere favorito l’impresa e di avere ricevuto il pacco contenente 10mila euro. Anche Guidubaldi ha negato favoritismi. Le responsabilità restano da accertare nel procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.
La vicenda di Torrecuso resta documentata in una sequenza concreta: il trasferimento dei pacchi, le buste aperte davanti alla Finanza, il conteggio delle banconote e i messaggi per organizzare una nuova consegna già il giorno dopo.
L’inchiesta sull’Alta velocità: i 49 indagati e le misure cautelari
L’episodio di Torrecuso rientra nella più ampia inchiesta sui lavori dell’Alta velocità Napoli-Bari e su altre commesse pubbliche, nella quale gli investigatori hanno ricostruito presunti rapporti di corruzione tra imprenditori e responsabili dei cantieri: denaro e regali che, secondo l’accusa, servivano a ottenere affidamenti, agevolazioni nelle lavorazioni e pagamenti più rapidi. Gli atti riguardano anche ipotesi di sfruttamento dei lavoratori e altri reati. Nell’ordinanza del 21 settembre 2026 figurano 49 indagati, ma il gip ha accolto solo in parte le richieste, disponendo 10 arresti domiciliari e altre misure personali per ulteriori 10 persone, ed escludendo l’aggravante dell’agevolazione mafiosa per i reati sui quali ha applicato le misure. Questo il quadro dei provvedimenti personali:
Pasquale Belforte, classe 1978 (nessuna misura personale), Camillo Belforte, classe 1980 (nessuna misura personale), Dante Salzillo (arresti domiciliari), Raffaele Salzillo (arresti domiciliari), Francesco Giacco (nessuna misura personale), Franco Manno (nessuna misura personale), Gianfranco Gaudiano (nessuna misura personale), Domenico Di Lillo (arresti domiciliari), Ali Salah Ali Abdelati (arresti domiciliari), Romualdo Lampitelli (nessuna misura personale), Giovanni Fatigati (nessuna misura personale), Michele Piccolo (nessuna misura personale), Santo Migliaccio (nessuna misura personale), Gregorio Ariano (nessuna misura personale), Vincenzo Martino (nessuna misura personale), Eufemia Moccia (nessuna misura personale), Giovanni Gentile (nessuna misura personale), Aristodemo Busillo (arresti domiciliari), Marco Miraglia (nessuna misura personale), Antonio Amato (nessuna misura personale), Diego Pellicioli (nessuna misura personale), Luca Marinelli (nessuna misura personale), Carmine Marinelli (nessuna misura personale), Alessio De Luca (arresti domiciliari), Piero Centonze (sospensione totale dall’esercizio del pubblico servizio per un anno), Maurizio Di Prima (obbligo di dimora nel comune di residenza e obbligo di firma tre volte a settimana), Vincenzo Moriello (obbligo di dimora, obbligo di firma tre volte a settimana e sospensione totale dall’esercizio del pubblico servizio per un anno), Alessandro Stabile (arresti domiciliari), Salvatore Francesco Caruso (obbligo di dimora nel comune di residenza e obbligo di firma tre volte a settimana), Giuseppe Malagnino (nessuna misura personale), Vincenzo Metelli (nessuna misura personale), Antonio Donadio (obbligo di dimora nel comune di residenza e obbligo di firma tre volte a settimana), Marco Ricci (nessuna misura personale), Nicola Niki Camiscia (nessuna misura personale), Luciano Vermicelli (nessuna misura personale), Giandomenico Colella (obbligo di dimora nel comune di residenza e obbligo di firma tre volte a settimana), Alessandro Cupellini (sospensione totale dall’esercizio del pubblico servizio per un anno), Gianfranco Fontana (arresti domiciliari), Maurizio Ferroni (obbligo di dimora nel comune di residenza e obbligo di firma tre volte a settimana), Costantino Guidubaldi (obbligo di dimora, obbligo di firma tre volte a settimana e sospensione totale dall’esercizio del pubblico servizio per un anno), Nino Ciampaglia (nessuna misura personale), Mauro Derna (nessuna misura personale), Angelo Salzillo (arresti domiciliari), Emanuela Rotondella (nessuna misura personale), Eduardo De Gaetano (nessuna misura personale), Alberto Sannino (arresti domiciliari), Francesco Cosentino (sospensione totale dall’esercizio del pubblico servizio per un anno), Harrison Vozza (nessuna misura personale), Angelantonio Santoro (nessuna misura personale).
L’assenza di una misura personale non equivale a un proscioglimento; tutti gli indagati sono presunti innocenti fino a una sentenza definitiva.


















