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Le Elezioni Provinciali nel Sannio si avvicinano in un clima politico tutt’altro che lineare. Il centrosinistra si presenta diviso in tre percorsi distinti: il Partito Democratico impegnato in una fase congressuale che ha accentuato le distanze interne; un’area progressista composta da Avanti-Psi, AVS, A Testa Alta e rappresentanti del territorio vicini al M5S; il blocco politico riconducibile a Clemente Mastella, strutturato e riconoscibile.

Una frammentazione che riflette sensibilità diverse ma che, nei numeri complessivi, continua a rappresentare un peso determinante negli equilibri provinciali. Il nodo, ora, è capire se quel peso riuscirà a tradursi in rappresentanza effettiva o se finirà per disperdersi. In questo scenario si inserisce l’appello di Lucio Ferella, ex sindaco di Baselice ed esponente di AVS, che richiama il “dovere della sintesi” e invita l’area progressista a trasformare la pluralità in equilibrio.

Ferella, qual è oggi il quadro politico nel centrosinistra sannita?
“È un quadro complesso e per molti versi inedito. Ci sono tre percorsi distinti che riflettono storie e strategie differenti. È una pluralità legittima, ma che va governata. Al di là delle forme organizzative e delle appartenenze, esiste un dato politico che non può essere ignorato: il peso complessivo di quest’area resta determinante negli equilibri provinciali. La vera sfida non è dimostrare chi conta di più, ma evitare che una parte significativa di questo peso finisca per non tradursi in rappresentanza effettiva”.

Il rischio è la dispersione del voto?
“Le elezioni provinciali, per loro natura, non premiano la rigidità né l’autosufficienza. Premiano, piuttosto, la capacità di leggere il contesto, di comprendere dove la forza è piena e dove rischia di disperdersi, di intervenire con scelte intelligenti per non lasciare spazi inutili agli avversari. In questo senso, la competizione tra liste non può diventare un fine, ma solo uno strumento. È qui che si misura la maturità politica dei tre schieramenti del centrosinistra. Non nella capacità di affermare una supremazia simbolica, ma in quella di riconoscere che ogni segmento dell’area progressista ha una funzione, e che il contributo di ciascuno acquista valore solo se inserito in un disegno complessivo. Dove la rappresentanza è già solida, occorre consolidare; dove è più fragile, serve accompagnare; dove il rischio di dispersione è evidente, diventa necessario un atto di responsabilità”.

Cosa richiedono, in particolare, le elezioni provinciali?
“La politica provinciale, più di altre, richiede un approccio pragmatico. Non è il luogo delle bandiere issate per testimonianza, ma quello in cui si governa l’equilibrio tra territori, amministratori e comunità. Chi guida i processi ha il dovere di saper orientare il consenso, evitando sovrapposizioni inutili e valorizzando ogni singola espressione di voto come parte di un risultato più ampio”.

C’è ancora spazio per un’intesa?
“Per questo, anche nella pluralità delle liste, esiste ancora uno spazio concreto di dialogo e di intesa. Uno spazio che non passa necessariamente da accordi formali o dichiarazioni pubbliche, ma da una lettura condivisa degli obiettivi e da scelte conseguenti. Il centrosinistra ha oggi le condizioni per garantire una rappresentanza ampia e articolata: sta ai suoi gruppi dirigenti dimostrare di saperle usare. Un campo largo, appunto”.

In conclusione, se non dovesse esserci un accordo, qual è il rischio maggiore?
“In gioco non c’è solo la composizione del prossimo Consiglio provinciale, ma l’idea stessa di una forza progressista capace di governare la complessità. Trasformare la frammentazione in equilibrio è possibile. Non farlo sarebbe una scelta, non una fatalità”.

Un appello chiaro, quello di Ferella: il “campo largo” non come formula retorica, ma come esercizio concreto di maturità politica.