C’era anche un ragazzo della provincia di Benevento tra i 140 giovani militari che sabato scorso (15 novembre), in Piazza Unità d’Italia a Trieste, hanno ricevuto il cappello alpino, simbolo identitario delle Truppe Alpine e segno di appartenenza a uno dei corpi più prestigiosi dell’Esercito Italiano. Si chiama Luigi Procaccini, 20 anni, viene da Cautano e dallo scorso weekend è entrato ufficialmente nella grande famiglia delle penne nere. Per lui, però, il momento del conferimento ha avuto un valore ancora più profondo: il cappello gli è stato consegnato dallo zio Luca, Primo graduato del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti “Ranger”, reparto d’élite delle Forze Speciali dell’Esercito. Un passaggio di consegne che non è stato solo militare, ma anche affettivo: lo zio che posa sul capo del nipote il simbolo delle penne nere, suggellando un legame che supera il tempo e si rinnova in una nuova leva di giovani alpini.
Per Luigi, 20 anni appena compiuti, la consegna del cappello rappresenta la conclusione di un percorso impegnativo iniziato undici settimane fa con il corso fucilieri, proseguito con la formazione sciistica o alpinistica e culminato con l’addestramento al combattimento in montagna. Un cammino che lo ha portato fino alla cerimonia più attesa: quel momento in cui il cappello, simbolo dal 1872 delle Truppe Alpine, viene posato sul capo nel tradizionale passaggio di consegne tra generazioni. La giornata solenne si è aperta nel pomeriggio di sabato, davanti a una folla numerosa e alle principali autorità militari e civili. I primi cappelli sono stati consegnati a militari particolarmente meritevoli. Poi è arrivato il momento della consegna collettiva, con i véci dell’Associazione Nazionale Alpini a posare simultaneamente il copricapo sui giovani volontari. In mezzo alla folla, Luigi ha vissuto un momento unico e irripetibile, con lo zio Luca chiamato davanti alle autorità per consegnargli personalmente il cappello. Ora il 20enne sarà assegnato al reparto della brigata Julia, dove inizierà la sua vita operativa. Per Luigi è l’inizio di un percorso di responsabilità, di servizio e di appartenenza a una comunità forte e coesa come quella degli alpini. E da oggi, tra quelle penne nere, c’è anche un ragazzo di Cautano.





















