Si è arenato sullo scoglio dell’inutilizzabilità delle intercettazioni il processo istruito dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli sui presunti appalti pilotati al Cira, il Centro di ricerche Aerospaziali di Capua (Caserta).
Il collegio del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduto da Rosetta Stravino, ha infatti accolto le eccezioni preliminari presentate dai difensori assolvendo gli undici imputati, tra cui Sergio Orsi, imprenditore ritenuto contiguo al clan dei Casalesi già condannato in passato per associazione camorristica perché considerato colluso con il clan nel settore dei rifiuti, il figlio Adolfo e il nipote Salvatore Orsi, i dipendenti del Cira Carlo Russo, Vincenzo Filomena e Francesco Pirozzi, il presunto intermediario Antonio Fago, l’ex assessore di Trentola Ducenta Amedeo Grassia e gli imprenditori Felice Ciervo, Francesco Ciervo e Fiore Di Palma.
Il processo non è dunque entrato nella sua fase istruttoria, fermandosi un attimo prima che si potesse entrare nel merito delle accuse. I difensori – nello staff di legali gli avvocati Mario Griffo, Caterina Migliaccio, Claudio Botti, Renato Jappelli, Carlo De Stavola, Giuseppe Vitiello, Gaetano Vitale – hanno eccepito che le intercettazioni erano state disposte nell’ambito di un’altra inchiesta e risultassero dunque del tutto prive dei necessari decreti autorizzativi per poter essere trasposte e utilizzate in questo processo sugli appalti al Cira; tali eccezioni erano state presentate dagli avvocati difensori e valutate positivamente anche in sede cautelare davanti al tribunale del Riesame e alla Corte di Cassazione, che si erano pronunciati per la nullità del materiale probatorio.
Per la Dda di Napoli Sergio Orsi avrebbe corrotto i dipendenti del Cira affinché alcuni appalti indetti dal Centro di ricerche venissero aggiudicati alle sue aziende o a quelle di imprenditori da lui indicati.
Il 24 giugno scorso un altro processo al tribunale di Santa Maria Capua Vetere, relativo a falsi matrimoni con cittadine straniere finalizzati all’ottenimento di permessi di soggiorno da parte di queste ultime, si era concluso con una sentenza di assoluzione per i tre imputati proprio per l’inutilizzabilità delle intercettazioni.




















