“Il 19 marzo, a Casal di Principe, non è mai una data qualunque. È un giorno che tiene insieme memoria, dolore e soprattutto responsabilità”. Così, Aldo Policastro, procuratore generale della Corte d’Appello di Napoli, intervenendo ieri pomeriggio nella Parrocchia di San Nicola di Bari di Casal di Principe, in occasione della cerimonia del “Premio Artistico-Letterario “Don Peppe Diana – Poesie di pace”, dedicato al sacerdote ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994.
Nel suo intervento, Policastro ha ricordato la figura di don Peppe Diana non solo come simbolo della testimonianza civile e religiosa contro la criminalità organizzata, ma anche come uomo profondamente immerso nella sua comunità e capace di parlare ai giovani: “Don Peppe non fu un eroe solitario. Seppe leggere i silenzi, le rassegnazioni, le complicità quotidiane che rendevano la camorra forte prima ancora delle armi. Per questo la sua parola faceva paura”.
Il procuratore generale, nel corso del suo intervento, ha richiamato il ruolo delle istituzioni, delle scuole, delle università, delle diocesi, del terzo settore e del mondo produttivo nel creare una rete stabile di responsabilità condivisa: “Legalità ed economia non possono essere parole separate. Devono diventare, insieme, condizioni di libertà”.
“Finché il nome di don Peppe Diana continuerà a parlare ai giovani – ha concluso Policastro – finché saprà generare pensiero critico e coraggio civile, finché sapremo contrastare ogni tentativo di ritorno della violenza criminale, don Peppe Diana non sarà mai soltanto un ricordo”.
Nel suo intervento, Policastro ha ricordato la figura di don Peppe Diana non solo come simbolo della testimonianza civile e religiosa contro la criminalità organizzata, ma anche come uomo profondamente immerso nella sua comunità e capace di parlare ai giovani: “Don Peppe non fu un eroe solitario. Seppe leggere i silenzi, le rassegnazioni, le complicità quotidiane che rendevano la camorra forte prima ancora delle armi. Per questo la sua parola faceva paura”.
Il procuratore generale, nel corso del suo intervento, ha richiamato il ruolo delle istituzioni, delle scuole, delle università, delle diocesi, del terzo settore e del mondo produttivo nel creare una rete stabile di responsabilità condivisa: “Legalità ed economia non possono essere parole separate. Devono diventare, insieme, condizioni di libertà”.
“Finché il nome di don Peppe Diana continuerà a parlare ai giovani – ha concluso Policastro – finché saprà generare pensiero critico e coraggio civile, finché sapremo contrastare ogni tentativo di ritorno della violenza criminale, don Peppe Diana non sarà mai soltanto un ricordo”.




















