Una richiesta di chiarimento sulla compatibilità istituzionale ed etica tra il ruolo di consigliere dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Caserta e quello di responsabile provinciale del Dipartimento Infrastrutture della Lega. A sollevarla è l’associazione civica “Trasparenza e Professioni”, che interviene dopo la recente nomina dell’ingegnere Marco Carozza, eletto nel Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri di Caserta con la lista “Ingegneri Insieme”, a nuovo referente casertano del dipartimento provinciale del partito guidato da Matteo Salvini.
L’associazione precisa di non voler entrare nel merito delle scelte personali o delle appartenenze politiche, che ritiene pienamente legittime in una società democratica, ma pone una questione di opportunità istituzionale alla luce del ruolo ricoperto all’interno dell’Ordine professionale.
«Ci chiediamo – affermano i rappresentanti dell’associazione – se l’assunzione di un incarico politico così chiaramente identificabile con un partito possa risultare compatibile con il ruolo di consigliere di un Ordine professionale, organismo che deve rappresentare indistintamente tutti gli iscritti, indipendentemente dalle loro convinzioni politiche».
Secondo l’associazione, la questione meriterebbe un approfondimento anche alla luce del carattere dichiaratamente apartitico della lista “Ingegneri Insieme”, con la quale Carozza si è presentato agli elettori nelle recenti consultazioni ordinistiche.
«Lo statuto e i documenti programmatici della lista – sostengono – richiamano espressamente principi di autonomia e apartiticità. Per questo motivo riteniamo legittimo domandarsi se l’assunzione di una responsabilità politica di partito, soprattutto in un settore strategico come quello delle infrastrutture, possa essere coerente con il mandato ricevuto dagli iscritti».
L’associazione richiama inoltre precedenti dibattiti sviluppatisi in altri Ordini professionali italiani, nei quali erano emerse discussioni sulla necessità di mantenere una netta distinzione tra funzioni ordinistiche e incarichi politici.
«Non stiamo affermando l’esistenza di una incompatibilità giuridica – precisano –. Chiediamo però che venga chiarito pubblicamente se esistano valutazioni, pareri o disposizioni che disciplinano casi analoghi. In assenza di incompatibilità formali, resta comunque aperta una riflessione sull’opportunità e sull’etica istituzionale».
Da qui la richiesta finale rivolta direttamente al consigliere neo nominato.
«Qualora non sussistano incompatibilità normative – conclude l’associazione – sarebbe opportuno valutare se, per ragioni di trasparenza, imparzialità e tutela dell’immagine dell’Ordine, non sia il caso di rimettere il mandato consiliare o, quantomeno, chiarire agli iscritti come si intenda garantire la piena separazione tra l’attività politica e quella ordinistica».
Una questione che, secondo l’associazione, merita di essere affrontata senza pregiudizi ideologici ma nell’interesse della credibilità delle istituzioni professionali e della fiducia degli iscritti.




















