Il ricorso presentato e sottoscritto dai consiglieri di minoranza approda anche nell’aula del Consiglio comunale. Nel corso della seduta del 30 luglio, la consigliera di maggioranza Veronica Ferrara è intervenuta per rispondere pubblicamente al documento, rivendicando il rispetto della propria figura istituzionale e denunciando il linguaggio utilizzato nei suoi confronti.
Nel suo intervento, Ferrara ha spiegato che la vicenda va oltre il normale confronto politico, toccando un tema più ampio legato al rispetto della persona e della dignità delle donne.
«Ho sentito il dovere di intervenire non solo per difendere la mia persona, ma per affermare un principio che dovrebbe appartenere a tutti: nelle istituzioni il confronto può e deve essere anche duro, ma non può mai trasformarsi in un attacco alla dignità di chi rappresenta i cittadini», ha dichiarato la consigliera.
Secondo Ferrara, alcune espressioni contenute nel ricorso sarebbero offensive e lesive non solo della sua figura istituzionale, ma anche della dignità femminile. Per questo ha ribadito che il dibattito democratico deve concentrarsi sul confronto tra idee, programmi e scelte amministrative, evitando toni o parole che possano assumere carattere denigratorio.
«Le differenze politiche sono fisiologiche e rappresentano la ricchezza della democrazia – ha aggiunto –. Ciò che non può mai venire meno è il rispetto della persona, del ruolo istituzionale e della dignità di ciascuno, a maggior ragione quando si tratta di una donna che svolge il proprio mandato al servizio della comunità».
Nel suo intervento in aula, la consigliera di maggioranza ha infine rivolto un appello a tutte le forze politiche affinché il Consiglio comunale torni a essere «il luogo del confronto civile, della dialettica democratica e del rispetto reciproco», dove il dissenso possa essere espresso con fermezza ma sempre nel rispetto delle persone e delle istituzioni.



















