Vanno recuperate le ferie non godute dei dipendenti, e a Napoli gli impianti sportivi comunali si fermeranno dal 23 dicembre al 4 gennaio. Saranno dunque smaltite le ferie arretrate, ma non le calorie di cenoni e pranzi delle Feste. Struffoli, pastiere, ‘spaghetti a vongole’ e braciole non saranno riscattati in pista o in pedana. Almeno, non negli impianti del Comune di Napoli.
A chiarirlo è una nota inviata dall’amministrazione cittadina alle società concessionarie delle strutture, e ai referenti di queste ultime. “Sospensione temporanea delle attività sportive – Natale 2025” è l’oggetto della comunicazione, proveniente dal Servizio Promozione Attività Sportive. Con essa si fa presente quanto chiesto ai dirigenti del Comune dal Direttore Generale di Palazzo San Giacomo. In due precedenti note, si è “rinnovato l’invito” ad “adottare tutte le misure necessarie affinché i dipendenti possano usufruire delle ferie maturate”. L’input deve tenere conto “della responsabilità derivante dalla mancata fruizione e conseguente monetizzazione”. In poche parole, “occorre assicurare, quindi – ribadisce la nota del 4 dicembre scorso -, la possibilità ai dipendenti di usufruire delle ferie maturate”.
Fatta la premessa, si dispone la sospensione delle attività addestrative negli impianti dall’Antivigilia di Natale a domenica 4 gennaio inclusa. La ripresa potrà avvenire dal 5 gennaio, un lunedì. Ma essendo vigilia dell’Epifania, per molti sarà l’occasione di fare un ponte, il primo del 2026. Morale: tanti atleti ricominceranno ad allenarsi dal 7 gennaio. Unica eccezione allo stop natalizio, “eventuali partite ufficiali previste da calendari federali” precisa il Comune di Napoli.
“È il consueto paradosso di questa città” sottolinea la Rete Sociale NoBox – Diritto alla Città, ricordando come nel 2026 Napoli sia designata “Capitale europea dello sport”. Il bersaglio è l’amministrazione comunale. E senza dimenticare “il sostegno dei mezzi di informazione che “incensano” l’operato di Manfredi e la sua Giunta”. Secondo la Rete NoBox, si conferma che “Napoli non è una città normale”. Il servizio pubblico, “per il quale i cittadini pagano le tasse è considerato un optional, non un diritto”. O quantomeno va in ferie anch’esso.




















