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“Per la tradizionale Festa dei Quattro Altari a Torre del Greco, dal 12 al 14 giugno, è stata predisposta una installazione a tema l’ultima cena in cui ricorre l’immagine di un uomo anziano barbuto con cappello nero che maneggia il denaro, richiamando un classico stereotipo dell’antigiudaismo. È inaccettabile che una tale immagine offensiva e diffamatoria nei confronti degli Ebrei venga esposta in una piazza o in una pubblica via per una festa ed è ancor più inammissibile che ciò avvenga con il beneplacito dell’Amministrazione Comunale”. Così il consiglio della Comunità ebraica di Napoli in una lettera inviata al sindaco di Torre del Greco, Luigi Mennella. “Pertanto, riservandoci di ricorrere nelle sedi legali opportune nei confronti dei responsabili di questo scempio che si rifà alla becera propaganda nazifascista, richiediamo la rimozione ad horas della suddetta installazione”, conclude la lettera. 
 

L’autore spiega: “Mia opera offensiva? Ho raccontato episodio Vangelo di Luca in chiave moderna”

“L’opera nasce dal Vangelo secondo Luca. L’episodio, in cui Gesù si avvicina e mangia alla tavola dei peccatori, dove vi erano anche i pubblicani – esattori di tasse – e altra gente, raccontando le parabole della misericordia”. È quanto sostiene, nella spiegazione posta ai piedi di uno dei quattro altari esposti a Torre del Greco in occasione della festa che si apre oggi, l’autore dell’opera posta nella zona di largo Costantinopoli, Salvatore Seme. L’ opera è stata oggetto di una presa di posizione della Comunità ebraica di Napoli, che giudica negativamente la presenza “di un uomo anziano barbuto con cappello nero che maneggia il denaro, richiamando un classico stereotipo dell’antigiudaismo” dicendo che “è inaccettabile che una tale immagine offensiva e diffamatoria nei confronti degli Ebrei venga esposta in una piazza o in una pubblica via”.
“L’opera è concepita in chiave moderna – si legge ancora nella spiegazione – dove Gesù viene rappresentato in piedi, nell’atto di spezzare il pane (da qui il titolo ‘Frantio panis’). Intorno a lui l’élite (i ‘peccatori’) e il pubblicano Levi intento a contare denaro. La tavola riccamente imbandita rappresenta una ricchezza che ignora volutamente la sofferenza altrui, definita talvolta come ‘ricchezza incivile’ che mira all’ostentazione. In primo piano si notano bambini assenti, che rappresentano il prodotto di questi governatori. Sullo sfondo, in ordine sparso, si trovano le sette opere di misericordia: dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, assistere i malati, seppellire i morti, vestire gli ignudi, dare riparo ai senzatetto e visitare i carcerati”.
Inoltre dal Comune fanno sapere che il bozzetto dell’altare e la relativa spiegazione sono stati preventivamente esaminati e giudicati da una apposita commissione che aveva al suo interno anche rappresentanti del mondo della Chiesa. 
 
Fonte foto Ansa