Niente tensioni, nonostante gli allarmi della vigilia, le griffe di via dei Mille blindate. Tutto è filato liscio a Napoli, al corteo contro carovita, guerre, riarmo e per il diritto allo studio. Tante proteste in una, una costante: il carattere pacifico. Raduno in piazza Garibaldi, la manifestazione si è poi snodata sul Rettifilo, per le vie del centro.
Molti gli slogan, anche duri. Nel mirino la premier Meloni, il governo. In generale, il dissenso era indirizzato a questa politica. A una classe dirigente giudicata inadatta a rasserenare il presente, figuriamoci il futuro. E loro, ragazzi e ragazze, tanti in piazza oggi. C’era la rabbia, ma pure il senso di responsabilità. Ai due i petardi esplosi, ha risposto il coro di riprovazione “Scemo, scemo”. A fine giornata in piazza Municipio, i manifestanti hanno chiesto ai poliziotti di togliere i caschi, “come avvenuto di Albania”. Lo hanno fatto sedendosi per terra, come gesto di rispetto. E tra gli applausi della folla, è stato disposta la rimozione del cordone di sicurezza.
In mezzo, altri momenti di solidarietà. Come l’incitamento dai balconi, al passaggio del corteo. “Lo Stato siamo noi” cantavano perfino i ragazzi. Ma la protesta non rientra certo. L’appuntamento adesso è per il 30 ottobre, giorno dello sciopero generale.


















