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Si stanno concentrando nei ristoranti, nelle pescherie ma anche nei mercatini “anonimi” dove si vendono ortaggi privi di tracciabilità i controlli del Nas di Napoli, coordinati dal comandante Alessandro Cisternino, scattati qualche giorno fa dopo l’aumento dei casi di epatite A e dei ricoveri nell’ospedale Cotugno del capoluogo partenopeo.
Le ispezioni dei carabinieri riguardano i punti di ristoro che distribuiscono frutti di mare e sushi tra Napoli e provincia sono state precedute da una mappatura; sono iniziate alcuni giorni e oggi il sindaco Gaetano Manfredi ha vietato il consumo di frutti di mare crudi nei locali pubblici.
Le operazioni, concordate con l’unità operativa di prevenzione e sanità pubblica veterinaria della Regione Campania, consistono nel prelievo di campioni che successivamente saranno sottoposti ad analisi nell’istituto zooprofilattico di Portici.
 
Una produzione di duemila quintali l’anno, 80 addetti impegnati direttamente nel settore della produzione senza contare quelli dell’indotto e della commercializzazione al dettaglio. Sono questi i numeri del Consorzio per della produzione di molluschi in Campania con campi di allevamento che vanno da Castellammare di Stabia a Castel Volturno. La produzione complessiva si attesterebbe intorno ai 5000 quintali.
I picchi di consumo di registrano nel periodo natalizio e in quello delle festività pasquali, quando nella giornata del giovedì santo si consuma – secondo un’antica tradizione – la ‘zuppa di cozze’. E in questi periodi un gran parte del prodotto arriva anche da altre regioni italiane e persino dall’estero.
Nella serata di ieri il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha emesso una ordinanza con la quale si vieta il consumo di cozze crude per fronteggiare l’escalation di casi di epatite “Le nostre strutture di produzione sono costantemente controllate dalle Asl competenti“, attacca Giuseppe Ambrosio, presidente di Asso Mitilie tutto il prodotto viene ‘cartellonato’: significa che tutta filiera è tracciata, dal luogo di coltivazione a quello di depurazione”. A giudizio di Ambrosio bisognerebbe puntare i fari sull’abusivismo di produzione e vendita “che secondo una nostra stima è del 25 per cento. Noi siamo controllati.
Gli abusivi un giorno sono in luogo, quello successivo non ci sono più”. In quali condizioni operano gli abusivi? E innanzitutto il prodotto abusivo in quali condizioni viene allevato.
I produttori quindi oltre a consigliare di fare acquisiti del prodotto da ”strutture riconosciute’ stanno già pensando di inserire nei cartelli la scritta-invito a consumare il prodotto cotto. Si teme comunque un calo del consumo. Per Ambrosio, infine, bisogna fare anche un passo indietro anche per meglio comprendere quali erano le condizioni di salute del mare a fine di gennaio, anche in considerazione del periodo di incubazione del virus.