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Due comitati, aspirazioni solo in parte coincidenti. E una volontà comune: non essere solo una statistica dell’esproprio. Sono la gente di Borgo Coroglio, attesa lunedì in Prefettura. Una nuovo round, a distanza di una settimana. Paola Minieri è la portavoce del Comitato di proprietari residenti. “Siamo quelli che vogliono rimanere nelle proprie case, non vogliamo soldi” ricorda. E lei l’ha giurato: dalla sua abitazione non uscirà, la sua famiglia ci vive da generazioni. “Chiediamo al prefetto di intercedere con il sindaco” dice. Hanno colto delle aperture, nell’ultimo incontro. “Il prefetto ci ha detto che noi dobbiamo fare proposte – spiega -, ma in questi anni c’è stata partecipazione da parte nostra: non c’è stato ascolto da parte delle istituzioni”. Le richieste del suo comitato sono chiare, da anni. “Borgo Coroglio non deve essere abbattuto, ma riqualificato – sottolinea Paola Minieri -: è antico, va preservato”. Sull’America’s Cup ha un’idea precisa. “È una scusa – sostiene – per poter dire che il territorio è loro. Ma non è così: a Coroglio decidono i cittadini insieme alle autorità”.

Gabriele Casillo è invece presidente del Comitato Spontaneo Proprietari Borgo Coroglio. La grave e prolungata situazione di disagio che i residenti del Borgo Coroglio vivono ormai da oltre cinque anni e che, in assenza di risposte concrete e definitive, rischia di protrarsi ulteriormente, rinnovando una condizione di incertezza che da decenni caratterizza l’area di Bagnoli. A Invitalia e al commissariato di governo ribadirà “la grave e prolungata situazione di disagio”, lamentata da “oltre cinque anni”. Cioè dall’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio sugli abitati di Coroglio. Una spada di Damocle di cui si chiede l’annullamento, qualora manchi ancora una “risposta ufficiale corredata da indicazioni temporali certe”.

Allo Stato, Casillo fa sapere: “A causa della protrazione dei tempi”, vi riteremo “responsabili di eventuali danni”. Si denuncia infatti la “impossibilità di procedere agli interventi di ristrutturazione e manutenzione necessari, ritenuti inutili e antieconomici in ragione dell’ipotesi di esproprio”. Un limbo senza fine, secondo Casillo. Il quale però una cosa ci tiene a dirla: i suoli degli immobili di Borgo Coroglio “non risultano inquinati, in quanto le costruzioni sono antecedenti alla realizzazione dello stabilimento Italsider e, pertanto, prive di materiali contaminanti”.