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Torre Annunziata si dichiara nuovamente in lutto. La sentenza della Corte di Cassazione che ha annullato il reato di omicidio colposo per intervenuta prescrizione riapre la ferita nel cuore della comunità oplontina. Per chi vive la città sa bene che non esiste luogo di Torre Annunziata che non ricordi quel maledetto giorno d’estate. Quando si vuole raggiungere i lidi, per chiunque volesse arrivare alle spiagge oplontine è impossibile non imbattersi nello striscione altezza uomo che da anni campeggia laddove crollò la palazzina. Volti e sorrisi delle vittime dipinti su un telo che abbraccia quel che resta della Rampa. Gli abitanti di Torre descrivono ancora con le lacrime agli occhi il crollo della palazzina in Rampa Nunziante, il giorno del 7 luglio di nove anni fa ed il dolore per la morte di otto persone, tra cui due bambini. Gli abitanti di Torre Annunziata hanno atteso per anni giustizia e non hanno mai abbandonato i familiari delle vittime. La Torre Annunziata che non ha mai dimenticato oggi non perdona.

“Questa decisione colpisce al cuore chi ha atteso per anni verità e giustizia e indebolisce la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. I problemi evidenziati dall’esito del processo sono legati alla lentezza della giustizia, che non si risolve con la riforma costituzionale ma rafforzando l’azione di inquirenti e giudici e investendo risorse nel personale impiegato presso i tribunali”, spiega Massimo Napolitano, referente di Libera del presidio di Torre Annunziata. “Rispettiamo il giudizio dell’Alta Corte, ma fatichiamo ad accettare che possano essere prescritti reati così gravi. Il Presidio di Libera di Torre Annunziata, vicino ai familiari delle vittime fin dal primo momento, rimarrà al loro fianco in questa battaglia per la verità e la giustizia”.  

Invitiamo la comunità e la società civile a unirsi a noi, ricordando le parole di Don Luigi Ciotti: “Ai cittadini serve una giustizia più efficace, efficiente e veloce” continua Napolitano facendosi portavoce degli animi dei cittadini oplontini che chiedono alla politica di “cambiare le leggi sulla prescrizione per evitare che altri colpevoli riescano a fala franca”.