Stavolta l’obiettivo sono state le giostrine del Parco Archeologico di Longola. Le nuove, quelle colorate, che hanno cullato i pomeriggi di svago di tanti bambini di Poggiomarino e dei paesi limitrofi, la zona più genuina del Parco archeologico. Dopo il colpo alla Memoria dell’altra notte, l’arrivo, ieri mattina, del Prefetto di Napoli Michele Di Bari al Comune per assicurare vicinanza alla cittadinanza e confermare la presenza dello Stato, nessuno avrebbe immaginato un secondo incendio.
Nel pomeriggio, invece, le fiamme sono divampate di nuovo all’interno dell’area archeologica, alla periferia della città, tra Poggiomarino, Sarno e San Valentino Torio.
Longola, è considerata uno dei ritrovamenti più importanti degli ultimi decenni in Campania. Il primo rogo aveva distrutto l’infopoint e i laboratori usati dalle associazioni per le attività didattiche e di valorizzazione. Un attacco che aveva spinto il Prefetto Di Bari a recarsi personalmente per ribadire: “Abbiamo fiducia negli investigatori e nella comunità. Lo Stato non lascia solo il territorio”.
Se si confermasse l’origine dolosa anche di questo rogo, il quadro diventerebbe ancora più inquietante. Longola, simbolo dell’Agro vesuviano, resta al centro di un delicato percorso di ripristino della legalità.




















