“Sono madre di una bambina affetta da cardiopatia congenita: scoprire che un figlio è affetto da questa patologia e’ come un pugno in pieno viso. E tante altre madri si trovano nella mia stessa situazione. Viviamo nella disperazione di non poter riuscire ad assicurare le cure necessarie e adeguate ai nostri figli. Abbiamo il coraggio di “urlare” a gran voce, e non ci stancheremo mai di farlo, il nome del dottore che ci ha dato luce e speranza dove regnava solo buio: Guido Oppido”. A parlare è Maria, una di tante madri di bambini affetti da cardiopatie congenite curate dal cardiochirurgo Guido Oppido che, il 23 dicembre 2025 ha eseguito il trapianto di cuore al piccolo Domenico Caliendo, deceduto il 21 febbraio nell’ ospedale Monaldi di Napoli.
“So benissimo che sentirlo oggi questo nome fa alzare il sopracciglio a tanti, – dice ancora Maria – ma per noi mamme, ancora oggi e nonostante tutto, quel nome significa ‘speranza’.
Per Maria, il dottore Oppido “ha accarezzato il cuore della mia Vittoria e di tanti altri bambini come lei. Oggi stringo mia figlia tra le braccia grazie a questa ‘carezza’, mi sento di dar voce anche a tutte quelle mamme che purtroppo sono costrette a guardare il cielo per cercare i loro angeli tra le stelle. Sono proprio loro che mi/ci spingono a non arrenderci, perché anche loro hanno ricevuto speranza e conforto da quel dottore che oggi viene definito nei peggiori dei modi. Abbiamo ascoltato le loro storie e le abbiamo fatte nostre, le loro parole trasudavano umiltà, coraggio e forza nell’essere al nostro fianco nella lotta alla continuità delle cure per i nostri bambini, affermando con forza che grazie a quel dottore hanno potuto assistere al ‘miraggio’ di vita dei loro piccoli. Oggi ci sentiamo in balie delle onde. A chi ancora combatte tra le mura di quell’ospedale oggigiorno ‘orfano’ di quel cardiochirurgo della speranza, a chi si sente smarrito nella disperazione perché non sa a chi affidare la vita del proprio figlio vorrei dire che non si è soli perché l’amore di noi madri farà un rumore assordante in chi ci sta letteralmente ‘abbandonando'”.
“So benissimo che sentirlo oggi questo nome fa alzare il sopracciglio a tanti, – dice ancora Maria – ma per noi mamme, ancora oggi e nonostante tutto, quel nome significa ‘speranza’.
Per Maria, il dottore Oppido “ha accarezzato il cuore della mia Vittoria e di tanti altri bambini come lei. Oggi stringo mia figlia tra le braccia grazie a questa ‘carezza’, mi sento di dar voce anche a tutte quelle mamme che purtroppo sono costrette a guardare il cielo per cercare i loro angeli tra le stelle. Sono proprio loro che mi/ci spingono a non arrenderci, perché anche loro hanno ricevuto speranza e conforto da quel dottore che oggi viene definito nei peggiori dei modi. Abbiamo ascoltato le loro storie e le abbiamo fatte nostre, le loro parole trasudavano umiltà, coraggio e forza nell’essere al nostro fianco nella lotta alla continuità delle cure per i nostri bambini, affermando con forza che grazie a quel dottore hanno potuto assistere al ‘miraggio’ di vita dei loro piccoli. Oggi ci sentiamo in balie delle onde. A chi ancora combatte tra le mura di quell’ospedale oggigiorno ‘orfano’ di quel cardiochirurgo della speranza, a chi si sente smarrito nella disperazione perché non sa a chi affidare la vita del proprio figlio vorrei dire che non si è soli perché l’amore di noi madri farà un rumore assordante in chi ci sta letteralmente ‘abbandonando'”.



















