È poco più che ventenne, il fisico minuto che racconta un vissuto difficile, un futuro che sicuramente voleva migliorare tanto da salire su un barcone, lasciare l’Egitto e raggiungere le coste italiane. Per arrivare a Napoli. Dove non ha incontrato ciò che sognava. Dove ha conosciuto il mondo infernale della droga. I sogni che voleva realizzare li brucia con le sostanze, ogni giorno. Oggi pomeriggio il suo corpo non ha retto ed è andato in overdose. È stato trovato dagli uomini del Consorzio GeSeCeDi, la pattuglia di zona coordinata dal Mar. Maggiore Nicola Barbato. Era a ridosso delle scale mobili del parcheggio T2 del centro direzionale. Dal 118 adesso arriva la notizia che si sta riprendendo. Ma domani toccherà ad un altro. La descrizione del ragazzo ritrovato calza a pennello per tanti altri.
Ed ogni giorno la notizia arriva nelle redazioni, le forze dell’ordine li trovano per strada, nei parcheggi, nelle stazioni. Li portano in ospedale, li identificano, chiudono i verbali. E ci chiediamo chi si occuperà di loro, dopo. E magari chi avrebbe dovuto sapere prima.
Mancano percorsi di accoglienza reale, non solo burocratica. Mancano orientamento, lavoro, rete sociale, spazi di ascolto. Chi arriva senza famiglia, senza riferimenti trova risposte immediate nella microcriminalità, nella droga, nello spaccio. Ogni ragazzo ritrovato come il giovane egiziano di oggi è un fallimento collettivo.
Senza reti di protezione dalla strada, continueremo a scrivere storie identiche, con nomi diversi.




















