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A Castel Capuano il ricordo di Nicola Panevino diventa occasione per riflettere sul rapporto tra magistratura, fascismo e antifascismo, alla vigilia del 25 aprile. Durante l’incontro “Nicola Panevino giudice partigiano. La magistratura tra fascismo e antifascismo”, promosso dalla Procura Generale di Napoli e dall’A.N.P.I., il procuratore generale Aldo Policastro ha definito Panevino “un giudice costituzionale prima della Costituzione”.

L’iniziativa, moderata dal giornalista Gianmaria Roberti, ha visto la partecipazione della figlia del magistrato, Gabriella Panevino, accolta da un lungo applauso. Nel suo intervento ha ringraziato i presenti, sottolineando come la commozione non derivasse soltanto dall’onore reso alla figura del padre, ma dal fatto che, a distanza di oltre ottant’anni, il suo sacrificio continui a essere ricordato e testimoniato.

“Non è stata solo una presenza simbolica, ma un richiamo alla responsabilità”, ha evidenziato Policastro, ricordando come dietro ogni nome della storia vi siano una vita, una famiglia, un’assenza e un’eredità morale capace ancora oggi di interrogare il presente.

Nel corso dell’incontro è stato presentato il volume di Emilio Chiorazzo, La scelta difficile, dedicato alla vicenda di Nicola Panevino, giovane magistrato che dopo l’8 settembre 1943 scelse l’impegno diretto nella Resistenza, pagando con la vita, a soli 34 anni, la propria fedeltà alla libertà e alla giustizia.

Per la presidente della Corte d’Appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli, la figura di Panevino richiama “il significato più autentico del coraggio”, nelle sue diverse forme: dalla coerenza quotidiana alla rinuncia, fino alla scelta definitiva.

Un passaggio anche sul valore del 25 aprile è arrivato da Leda Rossetti, presidente della sezione distrettuale dell’Anm di Napoli, che lo ha definito “una data fondamentale per tutti gli italiani”, simbolo della libertà ritrovata e della liberazione dal nazifascismo.

Anche Carmine Foreste, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, ha sottolineato il valore etico dell’esempio di Panevino, ricordando come il suo sacrificio rappresenti un’eredità da consegnare alle future generazioni.