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“Ingaggiavamo dei tossici e li utilizzavamo per aprire i conti correnti, con il loro ausilio, perché loro partecipavano alle procedure di riconoscimento facciale”. E’ quanto rivela un collaboratore di giustizia a carabinieri e Dda che a Napoli hanno indagato sull’organizzazione criminale legata al clan Mazzarella, sgominata con 16 misure cautelari. L’uomo, ex elemento di spicco della criminalità organizzata partenopea, si occupava, per sua stessa ammissione, dei conti correnti sui quali confluivano i prelievi illeciti.
Il pentito parla anche di colui che è ritenuta la figura cardine del meccanismo delle truffe, soprannominato “il polacco”, che, riferisce, “gira su una Mustang”.
Il collaboratore do giustizia spiega anche come “il polacco” entrava in possesso dei dati sensibili da utilizzare per individuare le prede a cui svuotare i conti correnti: “acquistavano una lista proveniente da soggetti che lavoravano in banca contenente numero di telefono, numero di conto, quanto ci stava sul conto, cioè tutte le informazioni per effettuare poi la successiva chiamata al correntista ed il prelievo”. “Chiamavamo la persona – continua il pentito – richiedevano l’OTP che intanto era comparso alla persona chiamata e poi facevano sparire i soldi che arrivavano sui conti da noi aperti”.