Bradisismo, è polemica a Pozzuoli sul contributo di riqualificazione sismica. Su 536 unità immobiliari esaminate, solo 252 sono risultate ammissibili. “Meno della metà” sottolinea l’ex consigliere comunale Raffaele Postiglione, in un post social. Ed evidenzia una presunta contraddizione: “L’azione di verifica di vulnerabilità speditiva condotta su circa 9mila edifici residenziali condotta da tecnici formati dal centro Plinivs e coordinata dalla Protezione civile evidenziò che quasi il 50% degli immobili si colloca tra un rischio medio e un rischio alto”. In cifre, si tratta “di circa 4mila e 500 immobili, mille dei quali con un rischio alto!”. Per questi “non si vede l’ombra di interventi – afferma Postiglione -. Mentre gli edifici, dichiarati inagibili, che saranno destinatari del contributo di riqualificazione saranno solo 37″. Numeri che a Pozzuoli stanno facendo discutere.
L’ex consigliere non è persuaso da giustificazioni riconducibili agli abusi edilizi, o all’incapacità nel presentare le domande. “La verità è un’altra” sostiene. “Hanno avuto ragione i comitati – dice Postiglione -. Abbiamo avuto ragione noi. Un’analisi semplice dei dati certifica che i diversi decreti dedicati a Pozzuoli e ai Campi Flegrei sono del tutto inadeguati”. Sotto accusa ci sono i provvedimenti di Palazzo Chigi. “Risorse esigue, criteri stringenti, ostacoli burocratici – elenca Postiglione – la messa in sicurezza della Città non è mai stata l’obiettivo di Governo e Istituzioni. I numeri lo confermano”.
Critiche arrivano anche dalla locale sezione di Più Europa. “Le domande escluse sono più di quelle approvate – recita una nota-. Un risultato che non può essere derubricato a problema tecnico o burocratico”. Secondo Più Europa “non si può colpevolizzare chi ha subito un danno e oggi si ritrova escluso per difformità spesso minime”. Il problema, semmai, sarebbe “nelle regole: complicate, inique e incapaci di garantire davvero il diritto alla sicurezza”. Su questo tema, Più Europa rivendica di aver “sempre chiesto al sindaco di essere incisivo con il Governo, anche e soprattutto quando eravamo in maggioranza”. Perché “la sicurezza non può essere una corsa a ostacoli. È un diritto”.




















