Sotto la piazza dei comitati ribolle, e non solo per l’afa. Sopra, in Prefettura, il tavolo delle istituzioni sui Campi Flegrei. E alla fine le visioni divergono. Il ministro Matteo Piantedosi parla di “incontro andato bene”. Elogia l’avvenuto coordinamento di interventi emendativi, sul decreto legge del 7 agosto, approvato dopo la forte scossa del 31 luglio. Un lavoro condotto dietro sua richiesta, espressa nella riunione del 5 agosto. E sfociato in cinque documenti, concordati tra cittadini, sindaci e Regione. Le proposte sono giunte a destinazione. Ma la rete “Pozzuoli esiste ancora” si dichiara insoddisfatta. Chiedevano misure concrete, non promesse di valutare modifiche al dl. “Sono solo parole” dice Raffaele Postiglione, uno dei delegati presenti alla riunione. “Nessuno ha la bacchetta magica e soluzioni nel giro di pochi giorni” afferma invece il ministro dell’Interno, dopo la riunione. Ma apre alla legge speciale per i Campi Flegrei, come chiede il governatore Roberto Fico. Un risultato da ottenere “anche in tempi brevi”, specifica Piantedosi. Beninteso: “Superata questa fase contingente, da curare con i criteri dell’urgenza”.
E lo stato di emergenza, invocato dal centrodestra in consiglio regionale? “Credo sia stato oggetto di interlocuzione tra il presidente Fico e il ministro Musumeci – premette il titolare del Viminale -. Io non ho elementi per interloquire, ma credo sia importante trovare soluzione ai singoli problemi. Con quale strada amministrativa, questo rientra nell’autonoma determinazione di ogni istituzione”. Lo stato di emergenza resta dunque nel congelatore.
“Ho rappresentato ai comitati, nel compiacermi del fatto che ci sia questa loro vigilanza e che vada mantenuta – aggiunge Piantedosi -, che non siamo all’anno zero, non siamo su un fronte istituzionale che è assente“. I comitati però dissentono. In piazza Plebiscito protestano le mille emergenze di Pozzuoli. Dagli sfollati a chi deve mettere la casa in sicurezza, passando per gli operatori economici al collasso. Il presidio registra anche i malori di tre donne, dovuti alle ore passate nel caldo estremo. “La lotta non si ferma” promettono gli attivisti, al termine riuniti in Galleria Umberto. Dopo Napoli, l’obiettivo è “portarla fino a Roma”.



















