Sul Referendum della giustizia, a Napoli ci sono incontri ravvicinati di un certo tipo. Come quello tra le iniziative del Sì e del No, a 50 metri di distanza l’una dall’altra. Siamo al Vomero, sull’isola pedonale di via Scarlatti: chi segue chi? Vallo a sapere.
Da un lato il gazebo del comitato “Avvocati per il Sì”, dall’altro il banchetto dei 5 Stelle. Da principio si guardano a muso duro. Si registra anche qualche tensione, all’arrivo di una troupe del Tgr Campania. Sull’ordine di servizio Rai c’è solo la manifestazione del Sì. I pentastellati chiedono però un passaggio anche da loro: ne nasce un battibecco, con quelli del Sì ad accusare il No di indebita interferenza. Alla fine tutto si ricompone, nel nome della par condicio: ai microfoni parla anche Sergio Costa, vicepresidente della Camera del M5S. E le due facce del referendum si scambiano persino i rispettivi volantini, tra lo scherzo e la sfida.
“Questa è una riforma che noi avvocati aspettiamo da 40 anni” dice Giovanni Bellerè, penalista e dirigente di Fratelli d’Italia, ricordando l’entrata in vigore del Codice Vassalli. Ma per il Sì, al gazebo, ci sono pure magistrati come Luigi Bobbio (ex senatore di An) e Giuseppe Cioffi. “Non serve questa riforma, il principio di terzietà del giudice è già sancito dall’articolo 111 della Costituzione” assicura Fabrizio D’Onofrio, anche lui avvocato penalista ma consigliere del M5S alla Municipalità 1. Al tavolo del movimento ci sono diversi attivisti e il deputato Dario Carotenuto. E dopo le schermaglie iniziali, tra Sì e No la mattinata scivola via nel segno del fair play. O meglio ignorandosi, mentre la folla continua a fare ‘vasche’ nell’area pedonale.




















