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Regolamento del Verde, l’accusa dei comitati: “Due emendamenti last minute trasformano parchi e giardini in eventifici e spazi commerciabili”. A gridare al “blitz in consiglio comunale” è la Comunità dei Parchi Pubblici di Napoli, rete ecologista dove sono presenti varie sigle: Parco Sociale Ventaglieri, Damm, Lo Sgarrupato, Spartak San Gennaro, Scugnizzo Liberato, Centro “Stelle sulla Terra”, Parco San Gennaro, Collettivo Parco Viviani, Giardino Liberato di Materdei, Comitato San Martino, Rete Sociale Nobox – Diritto alla Città, Nessuno Escluso onlus.

Nel mirino c’è il Regolamento del Verde, nella sua versione definitiva, approvata il 25 marzo. Un testo in cui “grazie alla mobilitazione della Comunità dei Parchi Pubblici di Napoli – afferma una nota -, sembrava che alcuni elementi più spregiudicatamente privatistici fossero stati eliminati”. Sembrava, appunto. Perché secondo gli ambientalisti, tutto pare essere stato rimesso in gioco, al momento di votare in aula. Peraltro del documento non esiste ancora un testo ufficiale, in attesa della pubblicazione sull’albo pretorio. Ma la rete di attivisti ha scovato alcuni emendamenti approvati, guardando i video della seduta in consiglio comunale. Viene contestato, ad esempio, il via libera a somministrazione di cibo e bevande e di vendita di prodotti. Nella formulazione originaria dell’articolo 23 (comma 7) era espressamente vietata. All’articolo 30 (Contratti di partenariato pubblico privato), un altro emendamento aggiunge al comma 3 la possibilità di installare strutture di ristoro amovibili ed ecocompatibili (a spese del contraente). I chioschi dovranno essere muniti delle autorizzazioni di legge, ed essere allocati in aree preventivamente identificate dagli organi competenti. C’è poi il capitolo degli eventi a pagamento nei parchi. Mentre l’articolo 23 (comma 7) li proibisce, il comma successivo stabilisce una deroga. Potranno cioè esserci manifestazioni con biglietto d’ingresso, se a organizzarli saranno il Comune di Napoli, lo Stato o altri enti pubblici. E gli operatori economici privati? Anche, a patto che siano co-organizzatori dell’evento con il partner pubblico. Questa disposizione era prevista fin dalla bozza del Regolamento. Un emendamento ne ha solo limitato la portata a 30 giorni l’anno per ogni parco. Questo sarebbe il “modello Piazza Plebiscito – attacca la Comunità Parchi Pubblici – di eventi continui, a pagamento, che abbiamo visto all’opera, con grande disagio dei residenti, lo scorso settembre”.

Gli attivisti chiedono di ritirare il Regolamento “subito”. L’ipotesi “di far cassa con eventi a pagamento”, infatti, sottrarrebbe “temporaneamente ma di fatto il Bene pubblico ai cittadini”. Si ricorda, fra l’altro, l’invasione di dehors in vie e piazze di Napoli. Si esprime inoltre contrarietà all’affidamento della manutenzione delle aree verdi comunali tramite contratti di partenariato pubblico-privato (articoli 29 e 30). “L’affidamento – sostiene la Comunità – non risolve la carenza di manutenzione, che è il problema di molti dei parchi della città; si limita soltanto ad aprire nuovi spazi di intervento per i privati”. La critica colpisce la “delega delle funzioni che alleggerisce il Comune sul piano dei costi e dell’organizzazione, ma al prezzo di rischi significativi“. Cioè “l’istituzionalizzazione di una disparità di trattamento già esistente” tra aree centrali e periferiche. “In secondo luogo – si afferma -, la manutenzione resta vincolata alle vicissitudini dei privati che hanno preso l’incarico. Se il privato fallisce, perde capacità d’azione o interesse, il parco rischia di rimanere chiuso”. Al Comune, la rete ambientalista chiede “la valorizzazione delle 1250 persone individuate per l’inserimento al lavoro”, in seguito all’accordo siglato tra Governo nazionale, Comune di Napoli e Città Metropolitana nel dicembre 2025. L’intesa prevede l’impiego di questo personale “per la cura del verde e del decoro urbano”. Nel frattempo, si promette: “La nostra lotta continua per garantire aree verdi pubbliche e gratuite in città”.