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Polemica tra il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, e il sindaco di Forio, Stani Verde, dopo la pubblicazione sui social di una denuncia del parlamentare circa un presunto sversamento sulla spiaggia di Cava dell’Isola. L’esponente di Avs ha rilanciato una segnalazione attribuita al Comitato cittadino di Forio – uno dei comuni sull’isola di Ischia – corredata da immagini nelle quali si vede un rivolo d’acqua raggiungere l’arenile. Nel testo che accompagna il post si parla di “acqua scura, schiuma sospetta e una pozza degradata proprio sulla sabbia, a due passi dal mare” e si chiede un intervento immediato per accertare l’origine di quello che viene definito uno scarico e porre fine a uno “scempio”.
La replica del primo cittadino è arrivata poche ore dopo. Verde sostiene che quanto mostrato nelle immagini sarebbe, secondo quanto riferito da residenti e cittadini della zona, una sorgente naturale presente da tempo lungo quel tratto di costa. “Da sindaco di Forio non posso più restare in silenzio davanti a un metodo che da anni viene utilizzato dall’onorevole Borrelli e che continua a produrre danni enormi all’immagine della nostra comunità”, attacca il primo cittadino. A suo dire, prima ancora che gli enti competenti possano effettuare verifiche, la diffusione di messaggi che parlano di “vergogna“, “sversamenti” e degrado “produce un danno immediato all’immagine di Forio e dell’intera isola d’Ischia, una delle principali destinazioni turistiche del Mezzogiorno.” Il sindaco sottolinea la necessità di accertamenti tecnici prima di formulare accuse pubbliche e chiede che gli enti competenti verifichino ufficialmente quanto segnalato. Rivolge inoltre un appello ai parlamentari di Fratelli d’Italia e al governo affinché valutino iniziative istituzionali sulle responsabilità nella diffusione di accuse che potrebbero arrecare danni economici e reputazionali ai territori in assenza di riscontri preventivi. Verde chiede infine che, qualora le accuse risultassero infondate, “Borrelli proceda a una rettifica pubblica o alla rimozione del post con la stessa evidenza utilizzata per diffondere l’allarme” attraverso “campagne mediatiche prive dei necessari riscontri”.