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Si sperava in un miracolo del buonsenso, ma sono prevalsi gli interessi e l’urgenza degli affari. Fumata nera al tavolo in Prefettura a Napoli, convocato per cercare una mediazione in extremis con l’Ordine religioso dei Servi di Maria, proprietario dell’edificio di piazza Miraglia, per ritardare lo sfratto dei residenti. Il legale rappresentante ha ribadito la posizione della proprietà, negando qualsiasi disponibilità a concedere un rinvio allo sgombero delle famiglie fragili che occupano lo stabile da 10 anni. Nessuna mediazione o concessione: lo sfratto è confermato per mercoledì 11 novembre. L’ufficiale giudiziario, con il supporto delle forze dell’ordine, libererà il palazzo. Chi aveva sperato che il tavolo in Prefettura potesse indurre l’ordine religioso a concedere qualche settimana in più agli abitanti, affinché potessero trovare una soluzione alternativa, è rimasto deluso.

“A piazza Miraglia l’11 novembre ci sarà lo sgombero in vetrina per il ‘turismo esperienziale’ – commenta sarcastico Alfonso De Vito, esponente del collettivo Magnammece ‘o pesone –. Avvocati, carte bollate, affari: non è mancato nulla in questa storia, tranne i diritti della povera gente. Urge realizzare l’ennesimo albergo o studentato privato per ricchi fatto con i soldi pubblici. Come sempre in questa vicenda non ci hanno messo la faccia, ma hanno mandato un avvocato, come se fossero i codici e non le scelte a qualificarli. La società affidataria è ‘Via Tribunali Srl’ e simbolicamente non si poteva trovare nome migliore per Napolilandia. Aspettiamo con trepidazione ‘Mezzocannone Spa’, ‘Piazza del Gesù Sas’ e ‘San Domenico Holding‘”.
Da mesi attivisti e comitati sono schierati in difesa del diritto alla casa per le famiglie e i giovani disagiati di piazza Miraglia, con tante iniziative di sensibilizzazione e sit-in per sollevare il problema di una città asfissiata dalla turistificazione e dagli affitti brevi senza regole.

“Negare i diritti: questa è la risposta dell’Ordine dei Servi di Maria, che dovrebbe proteggere i più deboli – attaccano gli attivisti del comitato –. Evidentemente gli interessi legati ai fondi del PNRR per realizzare uno studentato sono ingenti e ritenuti più importanti del diritto all’abitare”.
La struttura appartiene all’Ordine religioso dei Servi di Maria che già in passato aveva tentato di liberare l’immobile, occupato nel 2014 dal collettivo Magnammece ‘o pesone dopo anni di abbandono e riqualificato dal basso.

“Si sono susseguite forti pressioni da parte dei proprietari, i cui interessi vedono il coinvolgimento di un imprenditore attivo nel settore delle case vacanze e dei B&B nel centro antico“, denunciano gli attivisti. I tentativi di liberare l’edificio si sono sempre arenati di fronte alla disponibilità degli occupanti a lasciare lo stabile solo a condizione di una sistemazione alternativa.
“Durante il tavolo la Prefettura non ha battuto ciglio, il Comune di Napoli e la Regione Campania neppure si sono presentati – conclude De Vito –. Ci resta solo la solidarietà popolare! Ci vediamo l’11 novembre dalle 8:00 in piazza Bellini, per chi ancora crede che non di soli alberghi viva una città e vuole invece difendere la Napoli degli abitanti”.