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di McBlu76

Un altro Napoli, l’ennesimo. Riavvolgiamo il nastro. Nasciamo a 3, l’anno scorso. Poi arriva McTominay, si cambia, e lo si fa alla vigilia della trasferta con la Juventus a Torino, difesa a quattro, senza pensarci. Si perse Kvaratskhelia, non arrivó praticamente nessuno. Altro giro altra corsa. Neres, Spinazzola, si cercarono equilibri nuovi, si trovarono e pure come si deve, il miglior Napoli nacque a Firenze e si fermó all’Olimpico, al gol di Angelinho.

Si bloccó Neres, perdemmo Buongiorno, problemi per Olivera. Muoriamo si pensó, muoiono i sogni tricolori, ed invece no. Antonio Conte era lì, smontando pezzo pezzo luoghi comuni ed il suo Napoli per rimontarlo puntualmente daccapo, riuscendo sempre a trovare quadra e squadra. Fu il turno di Jack dietro Romelu e Scott a sinistra, Olivera centrale. Faticando, perdendo pezzi e punti, soffrendo, ma sappiamo come è finita.

Lukaku De Bruyne, così viene pensato il Napoli Campione d’Italia. Si parla di un 433 irreale, perché i quattro centrocampisti li avremmo visti sempre, sempre nelle partite importanti almeno.

Si rompe Lukaku, si rompe male. Arriva Højlund, dieci anni in meno, ma un altro calciatore, altre caratteristiche. Al Napoli che già deve metabolizzare tatticamente il passaggio da Raspadori a De Bruyne tocca adeguarsi ad un centravanti completamente diverso.

Scocca la scintilla DeBruyne Højlund. Si può fare, certo che si può fare. Il Belga vede il pallone dei grandi, inventa spazi. Il Danese quello vuole, palloni in profondità, nasce un altro Napoli. Ma non c’è lieto fine nemmeno in questa storia. Si rompe pure Kevin, l’ultimo regalo è il rigore con l’Inter.

Non c’è chi verticalizza, Neres e Lang evidentemente non convincono Conte, Hojlund è abbandonato a se stesso. Ci si aggrappa a Frank, gol e rendimento altissimo, si torna ad una sorta di 433 con Neres o Spinazzola alti a sinistra. Frank Anguissa e Spinazzola, nemmeno lo pensiamo che si fermano tutti e due, praticamente assieme, e Gilmour con loro.

Sembra uno scherzo, non lo è. Sembra la fine. Non è nemmeno quella. In mezzo siamo alla resa dei conti, McTominay e Lobotka, fine della storia. Ed allora ecco l’ennesimo Napoli di Antonio Conte. 343, con due ali vere, Di Lorenzo con meno campo da coprire torna ad essere un calciatore importantissimo, McTominay ricorda a tutti che lui è un mediano, poi può fare tutto, ma è fondamentalmente un mediano.

Equilibri nuovi, solidità, ritmo, rabbia e ferocia agonistica, concentrazione, aggressività.

Il miglior Napoli di Conte nasce nelle difficoltà, dopo aver camminato sul ciglio del burrone, affidandosi all’uomo in panca, quello spesso dialetticamente insopportabile, insofferente, scontroso, ma l’unico capace di risollevarsi sempre, di cercare e trovare trovare le soluzioni e provare a vincere ancora.

Il Napoli di Antonio Conte, l’ennesimo, forse il migliore.