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Basta studiare a 35°C.”. Dalla Campania parte un appello per la campagna nazionale “Quanto fa caldo nella tua aula?”, lanciata da Teachers For Future, il movimento globale di docenti contro il climate change. L’iniziativa prevede la raccolta di dati dalle scuole attraverso rilevazioni dirette delle temperature, accompagnate da foto dei termometri, testimonianze di docenti e studenti. I contributi confluiranno in una mappa nazionale delle condizioni reali degli edifici scolastici, rendendo visibile un problema diffuso e sistemico. A parlarne è Monica Capo, insegnante napoletana e portavoce nazionale di Tff. “Come insegnante e come attivista di Teachers for Future Campania – dichiara – osservo con preoccupazione come le sempre più frequenti ondate di calore stiano incidendo sulle condizioni di apprendimento e di lavoro nelle scuole. Credo che sia necessario aprire una riflessione seria sull’adattamento climatico degli edifici scolastici, investendo in spazi verdi, ombreggiamento, efficientamento energetico e soluzioni basate sulla natura. Non si tratta di individuare colpevoli, ma di prendere atto che molte scuole sono state progettate per un clima diverso da quello che stiamo vivendo oggi”. L’obiettivo di Tff “è di contribuire a rendere visibile un problema che riguarda studenti, famiglie e personale scolastico”. Perché “raccogliere dati sulle temperature nelle aule – aggiunge Capo – significa comprendere meglio una realtà che sta cambiando e costruire proposte per affrontarla”.

Teachers for Future sottolinea che “ogni anno migliaia di studenti affrontano lezioni, verifiche ed esami in aule soffocanti, mentre le ondate di calore diventano sempre più frequenti e intense”. E quando in classe si superano i 30°C, “concentrarsi diventa difficile. Il caldo compromette attenzione, memoria, apprendimento e benessere. Non è un semplice disagio: è un problema che riguarda il diritto allo studio, la salute e la qualità dell’istruzione”. Insomma, le scuole “dovrebbero essere il primo luogo in cui l’adattamento climatico diventa realtà. Invece, troppo spesso, studenti e docenti sono costretti a studiare e lavorare in edifici progettati per un clima che non esiste più”. Per questo, Teachers for Future chiede un Piano Nazionale per l’Adattamento Climatico delle Scuole Italiane. La richiesta è supportata da una petizione su Change.org. Il piano dovrebbe comprendere una serie di azioni: riqualificazione energetica degli edifici scolastici; ventilazione e raffrescamento efficaci; alberature, ombreggiamento e infrastrutture verdi; monitoraggio delle temperature nelle scuole; linee guida nazionali per le ondate di calore.

Peraltro, negli ultimi giorni, il dibattito pubblico sulle “scuole forno” “è finito in una spirale di semplificazioni, polemiche social e – sostiene Tff – indignazione costruita per generare attenzione e traffico mediatico”. A tal riguardo, l’organizzazione si chiede: “Che senso possono avere iniziative come il Piano Estate promosso dal Ministero dell’Istruzione con l’obiettivo dichiarato di offrire attività educative e ricreative a sostegno delle famiglie lavoratrici? Se gli edifici scolastici sono invivibili già in tarda primavera, figuriamoci in estate!”. Secondo Teachers for Future, “la carenza di servizi estivi, la scarsità di spazi pubblici accessibili e le difficoltà di conciliazione tra vita e lavoro non possono essere compensate esclusivamente attraverso un’estensione delle attività scolastiche”. E la soluzione “non può certo essere quella di dotare massicciamente le scuole di condizionatori. Almeno fino a quando questi verranno alimentati tramite combustibili fossili, causa del riscaldamento globale”. Viceversa, “occorrono invece Nature Based Solutions (NBS, soluzioni basate sulla natura) capaci di integrare mitigazione e adattamento: efficientamento energetico degli edifici, rinaturalizzazione degli spazi scolastici aperti, piantumazione di alberi, pareti verdi, giardini pensili, aumento delle superfici permeabili, uso intelligente della risorsa acqua anche per il raffrescamento, ecc”. Perciò, Teachers For Future propone tre soluzioni “chiare e immediate: attivare un monitoraggio nazionale delle temperature nelle scuole, avviare un piano straordinario di rinaturalizzazione degli spazi scolastici, introdurre criteri climatici vincolanti per tutti gli interventi edilizi finanziati dal Pnrr e dai futuri fondi pubblici”. In questa direzione, si inserisce la campagna “Quanto fa caldo nella tua aula?”.