Tempo di lettura: 3 minuti

Mercoledì 22 aprile il generale Roberto Vannacci ha conquistato la Campania in un solo giorno. Prima Napoli, con l’apertura della sede regionale di Futuro Nazionale al Centro Direzionale. Poi Salerno, dove alle 18:30 il Grand Hotel sul lungomare si è trasformato nel quartier generale della destra che vuole reinventarsi.

La sala era piena. Bandiere, cori, applausi scroscianti. L’atmosfera era quella delle grandi adunate: “Generale! Generale!” scandivano i presenti, come se il grado militare fosse diventato un titolo nobiliare della politica italiana. In fondo, per una certa destra, lo è già.
Dal palco, Vannacci ha distribuito il suo consueto repertorio: sanità pubblica al collasso, liste d’attesa infinite, forze dell’ordine da tutelare, e poi l’immancabile affondo contro i “nomi calati dall’alto” che mortificano la democrazia.

Parole che scaldano la pancia della platea, ma che suonano stonate in bocca a chi ha costruito il proprio partito — Futuro Nazionale, nato il 7 febbraio davanti a un notaio — con statuto, simbolo e vertici scelti senza passare per alcun voto popolare. La democrazia dal basso, versione generale d’armata.

Sul palco con lui una squadra di volti noti della destra peninsulare: l’ex senatore Franco Cardiello, l’avvocato Lello Di Capua, coordinatore dei comitati napoletani, e Massimiliano Simoni, coordinatore nazionale del movimento. A fare da padrone di casa Bruno Esposito, veterano della destra campana con un curriculum che attraversa MSI, Alleanza Nazionale e ora questa nuova avventura. Certi navigatori non vanno mai in pensione: cambiano solo le insegne sulla prua.

La Campania non è una tappa casuale. Alle ultime elezioni europee, più della metà dei voti raccolti da Vannacci in tutta Italia arrivava proprio dal Sud, tra Campania e Puglia. Il generale conosce bene la sua geografia elettorale, e non spreca colpi. Salerno è territorio strategico, e la platea gremita lo conferma.

Eppure qualcosa stride. L’evento è stato comunicato con il contagocce, quasi fosse una riunione riservata più che una manifestazione pubblica. La stampa è stata tenuta a distanza, con poco spazio e scarsa collaborazione. Un movimento che mette la democrazia nel cuore del proprio discorso politico, ma che quando arrivano i giornalisti preferisce gestire l’immagine anziché aprire le porte.

Vannacci ha chiuso tra una standing ovation e una selva di flash fotografici, stringendo mani e abbracciando sostenitori. Sa come lavorare una platea: è forse il talento più autentico di quest’uomo che ha trasformato un libro di sfoghi – Il Mondo al Contrario, oltre 250mila copie vendute – in un seggio al Parlamento Europeo e ora in un partito vero, con tanto di notaio e tessere.

Il mercato del risentimento è vasto, e lui ne ha intuito le regole prima degli altri. Resta da capire se questa folla di entusiasti saprà reggere l’urto delle urne vere, quelle dove non si applaude ma si sceglie. I convegni al Grand Hotel sono una cosa. Le schede elettorali, un’altra.