“Non si possono usare le chiese come sale di commiato”. Rispetto all’usanza sempre più diffusa soprattutto nei comuni più piccoli, dove non esistono luoghi dove poter ospitare la salma di persone defunte in attesa delle esequie, il vescovo di Salerno, monsignor Andrea Bellandi ha voluto porre un freno. Una lettera protocollata lo scorso 1 dicembre dà indicazioni precise da parte del massimo prelato della chiesa salernitana che ha esplicitato il divieto facendo riferimento anche al Codice del diritto canonico che stabilisce che: «Sono luoghi sacri quelli che vengono destinati al culto divino o alla sepoltura dei fedeli mediante la dedicazione o la benedizione, a ciò prescritto dai libri liturgici». Can. 1205 C.J.C.
Inoltre, ricorda Bellandi, il Can. 1210 C.J.C. recita: «nel luogo sacro sia consentito solo quanto serve all’esercizio e alla promozione del culto, della pietà, della religione, e vietata qualunque cosa sia aliena dalla santità del luogo. L’Ordinario, però, per modo d’atto può permetterne altri usi, purché non contrari alla santità del luogo».
Ma, come scrive il vescovo nell’ordinanza, ci sono anche le leggi regionali che vietano l’uso di luoghi di culto per la custodia delle salme prima della celebrazione delle esequie a tutela della salute pubblica. Possibilità che è invece concessa a precisi luoghi, sale di commiato che vengono autorizzate dalla stessa giunta.
“Ricordo che lo zelo pastorale è teso a sostenere i fedeli colpiti dalla scomparsa di una persona cara e mira ad accompagnarli spiritualmente attraverso l’ascolto, l’accettazione del dolore e la valorizzazione delle risorse interiori e della fede, aiutando a mantenere il legame con Dio e a trovare speranza nel dolore, mediante la preghiera e la vicinanza della Comunità credente”.
Parole certamente bellissime, ma sembrano in contraddizione con il principio che spesso spinge i parroci ad aiutare le famiglie accogliendo all’interno delle chiese le salme dei propri cari. L’usanza è legata soprattutto all’assenza di luoghi idonei in molti comuni salernitani. Non si pensi al capoluogo o altri centri più grandi, dove le sale di commiato si sono diffuse, ma esistono una miriade di piccoli centri dove non c’è la stessa possibilità, venendo dunque meno quello è che il principio della livella, ovvero che davanti alla morte siamo tutti uguali. Se c’è la possibilità di autorizzare delle sale di commiato, perché non dare la stessa possibilità anche alle chiese che ne faranno richiesta?




















