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Con cartelli al collo riportanti la data di assunzione e gli anni trascorsi in fabbrica, i lavoratori delle Fonderie Pisano hanno manifestato questa mattina in piazza Amendola, davanti alla Prefettura di Salerno, per richiamare l’attenzione sul futuro dello storico stabilimento di Fratte e sulla sorte di oltre cento famiglie. «Dopo la data di assunzione non vogliamo dover scrivere anche quella di licenziamento», hanno scandito durante il presidio. Tra di loro c’è anche Francesca. Dietro il cartello in cui rivolge un invito alla regione c’è un bimbo che deve nascere. “Mio marito e mio padre sono dipendenti dell’azienda dice tra le lacrime e voglio garantire un futuro sereno a mio figlio”. L’iniziativa è stata decisa insieme alla Rsu, su mandato dell’assemblea dei lavoratori, alla luce delle persistenti incertezze che gravano sul destino dell’azienda. Al centro delle preoccupazioni c’è il rischio di una perdita occupazionale che sindacati ( Presente Francesca D’elia della Fiom Cgil, ma anche Antonio Capezzuto della funzione pubblica e Gerardo Arpino, Mentre per il Comune di Salerno era presente al presidio Arturo Iannelli che è stato l’autore di un tavolo tecnico istituito presso il Comune di Salerno) e dipendenti chiedono di scongiurare attraverso un confronto immediato con la proprietà.Tra le ipotesi ancora sul tavolo figura la ripresa temporanea delle attività attraverso l’utilizzo dell’attuale forno elettrico, in attesa di una riorganizzazione industriale e di nuovi investimenti in un diverso insediamento produttivo.Le organizzazioni sindacali chiedono inoltre alla Regione Campania e alle altre istituzioni coinvolte di assumere posizioni chiare sulla possibile riapertura transitoria dello stabilimento di Fratte e sulle garanzie per la continuità occupazionale. Il presidio, convocato da Cgil e Fiom Salerno a partire dalle 9.30, è stato organizzato in vista del nuovo incontro sulla vertenza Fonderie Pisano convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per martedì 10 novembre alle 9.30. L’obiettivo è sollecitare un intervento delle istituzioni e ottenere risposte concrete sul futuro occupazionale degli oltre cento lavoratori coinvolti prima del confronto romano.Sul fronte amministrativo, intanto, l’udienza del Tar prevista per ieri è stata rinviata a dicembre su richiesta della famiglia Pisano. Il Tribunale amministrativo regionale sarà chiamato a pronunciarsi sulla richiesta della proprietà di riattivare la conferenza dei servizi necessaria per consentire la ripartenza del sito industriale.