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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene doveroso intervenire sulla vicenda di Annalisa, cittadina di Prignano, alla quale è stato indicato come soluzione un posto auto per disabili collocato lungo la salita Purgatorio, caratterizzata da una pendenza del 70% e dunque di fatto impraticabile per chi utilizza una carrozzella. Una scelta che appare non solo inadeguata sul piano umano, ma anche profondamente distante dal quadro normativo che disciplina e tutela i diritti delle persone con disabilità.

La nostra Costituzione, all’articolo 3, affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini. Quando una risposta amministrativa produce un ostacolo invece di eliminarlo, si tradisce lo spirito stesso della Carta costituzionale. Anche la libertà di circolazione, garantita dall’articolo 16, e il diritto alla salute, tutelato dall’articolo 32, vengono messi in discussione ogni volta che una persona con disabilità viene costretta ad affrontare condizioni di mobilità insicure o impossibili.

A ciò si aggiunge il valore vincolante della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con la Legge n. 18 del 2009, che impegna lo Stato e le sue articolazioni territoriali a garantire l’accessibilità degli spazi aperti al pubblico, la mobilità personale e il diritto a una vita indipendente e pienamente inclusa nella comunità. L’accessibilità, in questo quadro, non è un concetto astratto né una soluzione di facciata, ma una condizione concreta che deve consentire alla persona di muoversi in autonomia e sicurezza.

La normativa italiana in materia di disabilità e barriere architettoniche, dalla Legge n. 104 del 1992 ai regolamenti attuativi come il D.P.R. n. 503 del 1996 e il D.M. 236 del 1989, è inequivocabile nel richiedere che gli spazi pubblici e quelli privati aperti al pubblico siano realmente fruibili. L’idea stessa di assegnare uno stallo riservato su una pendenza estrema contraddice i criteri tecnici e giuridici che definiscono l’accessibilità e svuota il diritto del suo contenuto sostanziale. Anche il Codice della Strada, nel disciplinare gli spazi di sosta per le persone con disabilità, richiama implicitamente la necessità che tali stalli siano collocati in prossimità delle abitazioni e in condizioni tali da consentirne l’effettivo utilizzo.

Particolarmente grave appare il richiamo a precedenti dinieghi come giustificazione dell’attuale scelta amministrativa. I diritti non si prescrivono per consuetudine e non possono essere negati in nome di una continuità dell’errore. Ogni amministrazione è chiamata a rispondere in prima persona del rispetto della legalità e della dignità umana, soprattutto quando si tratta di cittadini in condizioni di maggiore fragilità.

Il fatto che Annalisa, dopo una vita segnata da una grave patologia degenerativa e da numerosi interventi chirurgici, si veda costretta a ipotizzare un ricorso giudiziario per ottenere un posto auto realmente accessibile rappresenta una sconfitta per le istituzioni e per la comunità nel suo insieme. Il diritto, quando richiede tempi “biblici” per essere riconosciuto, smette di essere tutela e diventa ulteriore fonte di sofferenza.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani chiede con forza che il Comune di Prignano riconsideri la propria decisione, individuando una soluzione conforme alla normativa vigente e, soprattutto, rispettosa della persona. La vicenda di Annalisa non è un caso isolato né una questione privata: è un banco di prova della capacità delle istituzioni di tradurre i principi di uguaglianza, inclusione e dignità in scelte concrete.

I diritti delle persone con disabilità non possono essere ridotti a risposte formali o simboliche. Devono essere garantiti nella loro effettività, perché solo così una comunità può dirsi davvero civile e una democrazia realmente fondata sul rispetto dei diritti umani.