di Gigi Caliulo – Due. Come le retrocessioni consecutive. Come gli ultimi, umilianti anni vissuti dal popolo granata. Per un osservatore distratto, per chi dovesse valutare la situazione attuale senza il “carico” di amarezza ed incertezza che avvolge l’ambiente, tutto quello che sta girando attorno alla Salernitana potrebbe sembrare esagerato, fuori misura. Potrebbe, appunto.
Nella realtà la città e il pubblico di fede granata sono stanchi. Stanchi di una navigazione a vista “imbellettata” da un campionato di vertice. Ma pur sempre di serie C e, soprattutto, non da assoluti protagonisti. L’illusione delle prime giornate, il cammino a punteggio pieno, gli episodi costantemente favorevoli hanno permesso alla squadra di Raffaele di restare in vetta per lunghi tratti del girone d’andata. Ma il cammino delle ultime settimane, le scoppole di Catania e Benevento, i limiti strutturali, la vergognosa parentesi di Siracusa hanno riportato quasi tutti sulla terra. Ed è il “quasi” a fare la differenza. Perché mentre il popolo si lamenta – a giusta ragione – perché ha fame (di vittorie) la nobiltà gli offre brioche.
Ieri il cuore della fede granata ha esposto striscioni inequivocabili indirizzati, senza mezzi termini, al patron Iervolino. Parole sicuramente forti ma non biasimabili. Perché la piazza ha subito e subisce umiliazioni continue da ormai tre stagioni e si aspettava una reazione d’orgoglio al posto delle solite, futili parole di circostanza. Si aspettava azioni concrete in sede di mercato e non scelte di ripiego. Si aspettava una società presente e concentrata e non un’élite snob totalmente lontana dalle dinamiche del mondo calcistico.
Le ennesime dichiarazioni diffuse questa mattina dall’amministratore delegato Pagano – affidate ai social (sic!) – confermano la distanza incolmabile tra la base e la proprietà. L’ad granata ha nuovamente sottolineato l’impegno economico profuso da Iervolino negli ultimi anni: «Sono stati investiti – ovvero persi – oltre 130 milioni di euro», ha sottolineato Pagano, «cifra mai messa a disposizione da alcun altro proprietario nella storia di questa società».
Ebbene, l’ad granata dovrebbe conoscere realmente la storia del club e non soltanto la versione parziale che qualche consigliere esterno, probabilmente gli ha raccontato. La storia della Salernitana è piena di presidenti innamorati che hanno fatto di tutto per il club, anche oltre le proprie possibilità. Proprietari che – soprattutto – hanno investito nella squadra un patrimonio fatto di passione, lacrime, appartenenza e vicinanza alla città ed al pubblico.
Ciò che sfugge per l’ennesima volta a chi rappresenta la proprietà è la totale distanza empatica tra le parti.
E lasciano davvero senza parole le “minacce” racchiuse da Pagano nelle ultime righe del suo post: «Spero vivamente che Iervolino abbia ancora la pazienza di sopportare e superare perché questa vicenda è paradossale».
Perché chi ha “sopportato e superato” fino ad ora è stata solo la piazza. Se davvero sono stati investiti 130 milioni di euro c’è ben poco da salvare: vuol dire che chi si è succeduto negli anni di gestione Iervolino ha sbagliato praticamente tutto, non ha scelto i calciatori giusti, gli allenatori giusti, i dirigenti giusti.
Nessuna medaglia ma solo note di biasimo, dunque. Chiedere scusa per il disastro portato avanti sarebbe la risposta più adatta alla situazione.





















