I mesi passano, ma i problemi restano identici. Non è un ritardo. È un’abitudine. E quando diventa sistematica, smette di essere un problema tecnico e diventa una responsabilità precisa. A Pontecagnano Faiano i lavoratori del trasporto scolastico sono ancora senza lo stipendio di febbraio 2026. Al 18 marzo, nessuna traccia dell’accredito. Un vuoto che pesa, eccome se pesa, soprattutto per chi vive già con retribuzioni basse e margini ridotti al minimo.
Il contratto non lascia spazio a interpretazioni: pagamento entro il settimo giorno del mese successivo. Qui, invece, si va ben oltre. E non è la prima volta. I ritardi si ripetono, si accumulano, diventano quasi normalità. Ma normale non è. Perché nel frattempo la vita va avanti. Le bollette arrivano puntuali. Le spese pure. E chi lavora si ritrova a rincorrere ciò che dovrebbe essere garantito: il proprio stipendio. Non un favore, non una concessione. Un diritto.
Le segnalazioni all’Ispettorato del Lavoro ci sono state. Le criticità sono emerse anche a livello istituzionale. Ma la sostanza non cambia: i pagamenti continuano a non arrivare nei tempi dovuti. A rimettere il tema al centro è la Ulssa Salerno, che torna a chiedere rispetto delle regole e tutela concreta per i lavoratori.
“È inaccettabile che nel 2026 si debba ancora lottare per ottenere il pagamento puntuale degli stipendi – ha dichiarato il segretario generale Gennaro Scarano –. Parliamo di lavoratori che percepiscono retribuzioni basse e che non possono permettersi ulteriori ritardi”.
Parole che suonano come un atto d’accusa. Perché qui non si tratta di burocrazia lenta, ma di responsabilità mancate. Di chi deve garantire un servizio e, prima ancora, il rispetto di chi quel servizio lo manda avanti ogni giorno. Gli scuolabus continuano a circolare. I lavoratori continuano a lavorare. Gli stipendi, invece, restano fermi. E a restare ferme, sempre più spesso, sono anche le certezze di chi a fine mese deve semplicemente arrivarci.



















