Cavallino-Treporti, San Michele al Tagliamento. Amene località sull’Adriatico, ma non tutti in Campania le conoscono. Eppure, nel 2024 hanno registrato molte più presenze turistiche di Napoli. Idem per Jesolo, Caorle o Lazise, quest’ultima affacciata sul lago di Garda. Sono tutti comuni veneti, presi d’assalto dal turismo nordeuropeo. E presenze stabili nella top ten del turismo italiano (Lazise è 11esimo).
Un ranking dove Napoli figura al 12esimo posto. In ascesa, ma non ancora ai vertici. Al netto della retorica sul boom turistico. Sono 3,9 milioni le presenze del 2024, come ricorda il Rapporto Svimez 2025, pubblicato oggi. Le classifiche di settore emergono dall’elaborazione di dati Istat. E come ci ribadisce la stessa Svimez, le presenze sono quelle rilevate negli esercizi ricettivi. Esclusi, dunque, i visitatori ‘mordi e fuggi’, gli escursionisti di poche ore. Per dire: siamo molti lontani da Roma, inarrivabile prima con 42,7 milioni. Ma anche da Milano, seconda (14,1), Venezia, terza (13,3). E perfino da Rimini (6,9), e i suddetti Cavallino-Treporti (6,8 milioni), San Michele al Tagliamento (5,6), Jesolo (5,5), Caorle (4,4), Lazise (4,1).
Napoli è comunque il primo Comune del Sud in graduatoria. Ma ciò testimonia di un ritardo del Meridione, anche in campo turistico. Un gap di sistema, relativo ad infrastrutture e servizi. “Considerando i dati comunali – spiega il Rapporto -, lo scenario non cambia: semmai, il posizionamento del Mezzogiorno risulta ancora più marginale”. Ordinando i comuni “in base al numero di presenze turistiche, nel 2024 tra i primi 100 comuni italiani solamente 17 sono localizzati nel Mezzogiorno”. Il secondo comune meridionale è Sorrento, al 19esimo posto con 2,8 milioni di presenze. Un’altra prospettiva si ricava poi dall’esame delle aree metropolitane. Napoli passa dai 9,7 milioni di presenze del 2008 ai 14,4 milioni del 2024. Sensibile la variazione percentuale tra 2008 e 2019 (anno pre lockdown): +45,3%. Molto più contenuta (+2,0) quella del quinquennio 2019-2024, segnato dagli anni Covid. Leggermente superiore (+3,1) quella tra 2023 e 2024. Nello stesso anno – non ancora giubilare – Roma, ad esempio, schizza a +14,8%. Ma meglio di Napoli, anche le aree metropolitane di Bologna (+12,3), Bari (+11,5), Milano (+10,7) e Palermo (+10,8).
Il rapporto dedica un capitolo anche al fenomeno degli affitti brevi, intitolato “Airbnb e trasformazioni urbane”. Si rileva che a Napoli nel 2024, le oltre 3,8 milioni di presenze turistiche sono state “sostenute da una rete ricettiva imponente”, con “più di 1.560 esercizi ricettivi e 6.650 camere d’albergo”. Tuttavia, “accanto al comparto alberghiero tradizionale, emerge in maniera significativa la diffusione degli affitti brevi: i Cin rilasciati hanno superato quota 9.000, segnalando un mercato parallelo in forte crescita”. Di tutti i visitatori in città del 2024 (ripertiamo: pernottanti), il 22,0% risulta sistemato in strutture extralberghiere. Una cifra ritenuta “relativamente contenuta” dal rapporto. Ed inoltre, in “apparente contraddizione con l’elevato numero di strutture extralberghiere testimoniato sia dal dato ufficiale dell’Istat che dal numero di Cin rilasciati”. D’altra parte, argomenta la Svimez, “occorre sottolineare che numeri di Cin elevati non si traducono automaticamente in percentuali di presenze alte per svariate ragioni”. Fra i motivi elencati: “La minore dotazione di camere delle strutture extralberghiere, i tassi di occupazione diversi e la presenza del sommerso”.
Secondo le elaborazioni Svimez su dati Istat (2024) e Ministero del Turismo (Cin, settembre 2025), sul totale di 1.564 esercizi, a Napoli gli hotel censiti sono 172. Sono invece in 1.392 tra B&B e affittacamere. Il rapporto segnala anche “una forte incidenza degli affitti brevi sul patrimonio abitativo, con un potenziale impatto diretto sulla disponibilità di case per uso residenziale”. Un fenomeno già denunciato a Napoli, nel corso dell’ultimo anno. Ed evidenziato dall’esplosione del caro affitti. Per molti analisti, un effetto perverso della “turistificazione“. Nella tabella “Indicatori di pressione turistica”, a Napoli risulta di 4,5 l’equilibrio residenziale. Ossia il rapporto tra unità abitative e Cin. Una situazione reputata “più critica”, se comparata con quella di altre cinque città del Sud, oggetto dell’indagine (Bari, Catania, Lecce, Palermo e Siracusa). “I valori relativamente bassi dell’equilibrio residenziale (inferiori a 5 unità per Cin nel caso di Napoli) – avverte la Svimez – parrebbero suggerire un’infiltrazione pervasiva degli short-term rentals, che può accentuare la competizione abitativa in mercati già sottoposti a forte pressione”. Analizzando le caratteristiche del mercato Affitti brevi, a Napoli nel 2024 si contano 10.856 annunci pubblicati su Airbnb. Il numero medio di notti prenotate in ciascuna struttura è di 103,4. Il prezzo medio è di 103,3 euro, il ricavo medio di 10.681. “A Napoli – si legge – basterebbero circa 14 notti al mese per raggiungere il rendimento dell’affitto a lungo termine”. E questo spiega molto, putroppo per tantissimi residenti, ‘espulsi’ dalle zone turistiche per l’insostenibilità del pigione.



















