Diciotto esercizi di ristorazione controllati, dieci dehors sequestrati. Sono i primi numeri della maxi operazione eseguita ieri dalla Polizia Municipale di Napoli, su delega della Procura regionale della Corte dei conti, nell’isola pedonale del Vomero. Quasi uno sbarco in Normandia, per l’abituale caos collinare. Le verifiche hanno riguardato vari aspetti. Anzitutto l’eccedenza della superficie impegnata, potenziale fonte di un danno erariale per il Comune di Napoli, amministrazione concedente l’occupazione di suolo. Ma seguendo le indicazioni delegate, i controlli si sono estesi anche ad altri ambiti. Dalla corrispondenza tra modalità di utilizzo e strutture introdotte e i termini e contenuti del titolo di concessione, alla legittimità dei provvedimenti concessori nel procedimento. Per quest’ultima verifica, ad esempio, si è accertata l’eventuale presenza di pareri vincolanti.
Si sono passate al setaccio anche le concessioni covid. Inevitabile un passaggio sulla compatibilità delle strutture con le varie tipologie contemplate nei titoli concessori. Verifiche si sono effettuate anche sulle concessioni h24. E inoltre, si è esaminato lo spinoso capitolo della riscossione/morosità e corretta determinazione dei canoni. Un’attività a 360 gradi insomma. Gli agenti della Polizia locale sono stati impegnati diverse ore, a partire dal tardo pomeriggio. Il blitz si è protratto fino alla mezzanotte, sotto il coordinamento del procuratore regionale Antonio Giuseppone e la supervisione del comandante dei caschi bianchi, Ciro Esposito.
“Il 4 giugno scorso – afferma una nota della rete sociale No Box – Diritto alla città – denunciammo quanto avveniva sotto gli occhi di tutti alle autorità competenti, sottolineando il grave danno economico alle casse municipali derivante dalla differenza enorme ed inaccettabile tra i tributi accertati e quelli riscossi relativamente alla tassa di occupazione suolo pubblico: nel 2023 riscosso il 34% dell’accertato (ovvero 2348000 euro circa su 6900000) e nel 2024 addirittura il 28% (ovvero 2010000 euro circa su 7090000)”. Secondo l’associazione, “tale formale segnalazione non ebbe alcun seguito e si è dovuti arrivare alla Magistratura contabile per porre rimedio ed ordine in una materia di stretta competenza amministrativa”. Adesso, ci sono tre richieste dei No Box: “Recuperare le somme dovute; verificare la corrispondenza tra le autorizzazioni rilasciate e gli spazi occupati; Ridurre sensibilmente, e sottoporre a ordinari controlli, le superfici occupate”. A detta dell’associazione, “si potrà così coniugare correttamente il corretto svolgimento delle attività di somministrazione e restituire lo spazio pubblico ai cittadini”.




















