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Il rischio di una banalizzazione è alto ed è per questo che le cose vanno subito messe in chiaro. La vittoria di Picerno ha risolto numericamente lo stallo nel quale si trovava la Salernitana – che non conquistava i tre punti dalla trasferta di Altamura – ma non ha cancellato i dubbi e le perplessità legati al momento dei granata.

I numeri, anzitutto: grazie al successo in terra lucana la squadra di Raffaele resta sostanzialmente te agganciata al vertice e rosicchia due punti al Catania ma… i ma restano tantissimi. Anzitutto i numeri. Alla vigilia del giro di boa la Salernitana resta ad un tiro di schioppo dalla vetta ma ha la certezza che non chiuderà il girone d’andata in testa: le sconfitte contro Catania e Benevento mettono Etnei e Stregoni in una posizione di vantaggio negli scontri diretti, dunque anche in caso di arrivo a pari punti i granata sarebbero dietro. Quindi le “cifre” relative alla differenza reti: tra le squadre di vertice quella di Raffaele ha segnato meno e ha soprattutto subito molti, troppi gol. Numeri che certificano la necessità di un intervento massiccio in sede di mercato.

È proprio la campagna di gennaio uno dei punti focali della questione granata: non sono passate inosservate le non convocazioni di tre big. A Picerno mancavano Inglese, Varone e Frascatore: ufficialmente tutti e tre per acciacchi di varia natura. Il sospetto che però ci sia anche dell’altro è forte perché i mal di pancia che provengono dal ventre dello spogliatoio sono difficili da celare. L’attaccante ex Catania è a secco dalla doppietta contro la Cavese: un digiuno che dura da due mesi condito da uno stato di malessere che a più riprese si è palesato nelle occasioni in cui Inglese – che è anche capitano della squadra – ha giocato sia dall’inizio che a partita in corso. Varone e Frascatore, poi, sembrano definitivamente fuori dal progetto tecnico. Pochi minuti, pochissimi nel caso del centrocampista, ed una fiducia che è via via diminuita sembrano il suggello ad una chiusura del rapporto quasi fisiologica.
Il mercato, dunque, diventa determinante per una Salernitana che deve presentarsi ai nastri di partenza del girone di ritorno con idee chiare ed ambiziose. E con una rosa subito completa in ogni reparto.

Dovrà essere una campagna intelligente e mirata: come mirato è stato, ad esempio, l’ingaggio di Longobardi dalle macerie del Rimini. Il match winner di sabato è la dimostrazione pratica di come al “nome” ad effetto si debba privilegiare il calciatore già pronto all’uso senza dover attendere il ritorno in condizione.

Anche a Picerno, poi, sono emerse in tutta la loro evidenza le lacune “strategiche” nelle quali Raffaele si sta agitando da oltre due mesi. Formazione palesemente sbagliata e corretta in avvio di ripresa, primo tempo praticamente regalato all’ultima della classe e vittoria centrata solo al fotofinish. La sesta rimonta (cinque volte contro squadre di bassa o bassissima classifica) da un lato ci consegna una squadra che non molla mai ma dall’altro sottolinea che troppe volte si concede il fianco all’avversario: e non sempre la buona sorte continuerà a sorridere, presentando il salato conto del credito con la fortuna.

Sabato si chiuderà il girone d’andata e a Salerno arriverà un’altra squadra “derelitta”, quel Foggia in apparente – anzi evidente – smobilitazione che non può e non deve rappresentare uno spauracchio bensì un’occasione per chiudere a 38 punti il girone d’andata.
La crisi, almeno numericamente, è alle spalle ma la Salernitana non vince all’Arechi da tre turni casalinghi: troppi per una squadra che vuole vincere il campionato e deve fare del proprio campo il fortino inespugnabile che possa garantire punti pesanti per il successo.
Che Salernitana dovremo aspettarci? Su quali uomini Raffaele farà affidamento? Il “mal di schiena” di Inglese finirà nel cassetto o costringerà l’attaccante ad un altro forfait?
Tante domande, una sola certezza: quella dei tre punti da conquistare assolutamente per chiudere col sorriso il 2025 e pensare serenamente al futuro.

(foto dal sito ufficiale Salernitana.it)