Dieci domande, ma somigliano ad una requisitoria. Mettono nel mirino i lavori finanziati dal Pnrr, le formula la dirigente scolastica del liceo Alberti, Silvia Parigi. L’argomento è un cantiere di 700 giorni, con cui deve convivere una comunità scolastica di 1063 studenti, 80 docenti e 25 Ata. Sono divisi in 43 classi, tra Scientifico, Linguistico e Scienze Applicate. E gli ultimi anni, par di capire, non sono stati facili nel liceo di via Pigna. “Usque tandem? Fino a quando?” esordisce la preside, in una lettera a studenti, famiglie, docenti e personale amministrativo. La citazione evoca il Cicerone delle Catilinarie. Quello dell’invettiva sull’abuso della pazienza altrui. E non è un caso. “Nella primavera 2023 — quindi ormai quasi tre anni fa – spiega la professoressa Parigi – ci è stato comunicato che il Liceo “Leon Battista Alberti” sarebbe stato oggetto di un finanziamento di circa sette milioni di euro – da ascrivere al finanziamenti Pnrr della Città Metropolitana di Napoli, ente proprietario dell’immobile – per lavori di adeguamento sismico e di efficientamento energetico”. Da qui parte una raffica di “dieci semplici domande“, in realtà quesiti assai ficcanti. Destinatari sono la Città Metropolitana, sindaco Gaetano Manfredi in testa, l’Ufficio scolastico regionale, i responsabili del cantiere all’Alberti e la Municipalità Vomero Arenella.
Già il primo interrogativo meriterebbe un approfondimento. “Perché, per lavori di tale invasività e importanza, e – scrive la preside – per un investimento economico così ingente, è stata scelta una scuola inaugurata a novembre 1998, quindi uno degli edifici più recenti nella città e nella provincia, a differenza di molti altri destinato fin dall’inizio all’edilizia scolastica e non improvvisato o riadattato? E un fatto che, fino a quella data, nessun problema degno di nota aveva mal interessato questa scuola. Quindi: perché proprio noi?”. E inoltre: “Perché l’espressione “adeguamento sismico” si è ben presto trasformata in “miglioramento sismico”? È evidente che lo slittamento di significato rimanda a un mutamento sostanziale”. Poi c’è la prima di una serie di accuse. “Nel lontano 21 luglio 2023 – ricorda Parigi -, prevedendo — come era facile prevedere – l’impatto che i lavori previsti avrebbero avuto sul sereno e regolare svolgimento dell’attività didattica, ho chiesto formalmente spazi alternativi nei quali poterci trasferire. Tale richiesta non ha mai ricevuto alcun riscontro”. Da questa circostanza, discendono ulteriori interrogativi. “Perché, data la previsione di svolgimento di lavori particolarmente invasivi e protratti nel tempo – chiede -, non sono stati reperiti altri spazi dove poter trasferire almeno in parte l’attività didattica? La domanda è tanto più urgente, dal momento che altre scuole sono state invece trasferite per i lavori nella sede “storica””. Secondo la dirigente, “non si è tenuto conto fin dall’inizio del disagio che lavori così prolungati nel tempo avrebbero creato all’attività didattica”. E chiama in causa anche i responsabili del cantiere. “Per due anni – denuncia -, gli studenti hanno svolto le prove dell’esame di maturità con il rumore dei martelli pneumatici nelle orecchie; da due anni, i docenti sono costretti a fare lezione in condizioni estremamente difficili, a tratti proibitive“.
Ma c’è altro. Per la preside, il pur “ingente” progetto non avrebbe previsto “il rifacimento
dell’impianto elettrico, risalente a trent’anni prima”. Salvo rimediare solo “da un mese circa”, quando esso “si è avviato” il restyling dopo “avere pressoché concluso il lavoro nei cinque piani dell’edificio”. Lo stesso sarebbe avvenuto per “l’impianto di riscaldamento in quattro aule”. Una cosa di cui ci si sarebbe accorti “solo a cose fatte, per le giuste proteste degli studenti”. Nella lunga lettera, Parigi elenca una non meno vasta catena di disagi. Dal 19 marzo 2024, “data dell’effettivo insediamento del cantiere”, si registrano: “Aule, laboratori, spazi esterni occupati dal cantiere e sottratti alle attività didattiche, viabilità
estema sconvolta, palestra inagibile fino a settembre 2025; aula magna tuttora inagibile; rumori forti e continui, mancanza della scala centrale“. In più, “le lezioni sono state interrotte più di una volta, anche in questo anno scolastico, per le necessità del cantiere”.
Nel dicembre 2024, “in seguito alla prova di accensione della nuova caldaia, effettuata durante l’orario di lezione, si è verificato l’allagamento e una mancanza di corrente elettrica in una vasta ara dell’edificio, con conseguente sospensione delle lezioni per cinque giorni”. L’accensione dell’impianto di riscaldamento, “prevista per il primo dicembre, è slittata al 7 gennaio 2025”. Nello stesso periodo, incalza la preside, “abbiamo convissuto con una una breccia nel muro esterno”. Questa sarebbe stata “lasciata priva di qualunque recinzione e guardiania per ben 48 ore”. Ma nonostante la prossima fine dei lavori, “prevista per il 31 marzo 2026″, vari problemi permarrebbero. “Dobbiamo riscontrare – evidenzia Parigi – la rotazione della scala di emergenza, che mostra evidenti problemi di staticità, con conseguente sospensione delle lezioni e drastica limitazione delle presenze nell’edificio”. Per tale motivo, la dirigente chiede se “lavori strutturali – impattanti e invasivi, con rafforzamento e rifacimento dei pilastri” siano stati “preceduti da un’indagine sulle condizioni di staticità della scala di emergenza”. Si intende pure conoscere se “la scala di emergenza esterna” sia “stata messa in sicurezza”, quando “verrà riconsegnata la scala centrale”, e “per quanto tempo le lezioni dovranno svolgersi a singhiozzo”.
Ma si rivendica pure che “questa comunità scolastica ha collaborato finora al massimo delle possibilità consentite”, sopportando difficoltà e “cercando di minimizzare i disagi“. Pertanto “non possono essere richiesti ulteriori sforzi organizzativi” a tutti, dagli studenti alle famiglie, dal personale alla stessa preside. Adesso, i suoi interrogativi attendono una risposta “che non potrà tardare”. “Le dieci domande rivolte dalla Dirigente scolastica alle istituzioni competenti – afferma Rino Nasti, capogruppo di Europa Verde alla Municipalità 5 –mettono in evidenza criticità non più rinviabili nella gestione dei lavori Pnrr, che da tempo stanno producendo gravi disagi alla comunità scolastica: studenti, famiglie, docenti e personale Ata. Disagi che incidono direttamente sul diritto allo studio e sulla qualità della didattica, oltre che sulla sicurezza”. A detta del consigliere, “è doveroso garantire interventi di riqualificazione efficienti e trasparenti, ma lo è altrettanto assicurare tempi certi, comunicazioni chiare e il pieno rispetto della vita scolastica”. Perciò Nasti invoca una “risposta rapida e puntuale alle questioni sollevate”, ed un “confronto serio tra tutti i soggetti coinvolti”.



















