Dopo Laura Nargi e Nicola Giordano è la volta dell’ex sindaco Gianluca Festa.
Poi la dogana. Una parola che per anni è sembrata lontana, quasi astratta. E invece eccola lì per Festa: “Un’infrastruttura che parla alle imprese, al territorio, a un’Irpinia che non si accontenta di restare ai margini ma vuole stare dentro i flussi che contano. E le periferie. Non comparse, ma protagoniste. Quartieri rimessi al centro, riqualificati, ascoltati. Perché una città non si misura solo dal salotto buono, ma da come tratta i suoi bordi, le sue strade meno illuminate, le sue piazze più lontane dal centro.
I sei per tre per l’ex sindaco sembrano rappresentare un promemoria: si può fare, si è fatto. Con un linguaggio che divide, certo, ma che non lascia indifferenti.
“Colpevole” la provocazione.. “solo di amare avellino”. I manifesti parlano chiaro, così come fatti realizzare dall’ex sindaco: “Obiettivi, risultati, visione. Non promesse, ma fatti messi in fila come tessere di un mosaico che racconta una città che si muove”.
L’università, prima di tutto.”Portarla ad Avellino non era uno slogan buono per una campagna elettorale, ma una sfida concreta: radicare sapere, futuro, giovani. Un’idea diventata realtà. Avellino non più solo luogo di passaggio, ma punto di arrivo”.





















