Nel consiglio comunale monotematico a Bagnoli su rigenerazione e America’s Cup, il sindaco-commissario di governo Gaetano Manfredi annuncia una nuova bonifica. E già questa sarebbe una notizia. Ma è già polemica sull’intervento al Parco dello sport, dove sono emerse altre tracce di amianto. Da quanto denuncia l’ex presidente della Municipalità 10, Diego Civitillo, per anni l’area sarebbe stata utilizzata dai ragazzini del quartiere per giocare. Accessi abusivi, sì. Ma da rileggere in modo inquietante oggi, alla luce di quanto emerso in aula.
“Il Parco dello sport era stato completato a fine 2010 – ricostruisce il sindaco in consiglio-, ma non era stato collaudato. Poi dopo c’è stata la vicenda di Bagnoli (il processo a Bagnoli Futura spa, ndr), che ha determinato il blocco del Parco dello sport che è stato parzialmente vandalizzato”. E con esso, “un investimento di circa 50 milioni”. Manfredi sottolinea che lì “sono cominciati i lavori di rimessa in pristino”. Poi svela la brutta scoperta. “C’era già una certificazione di avvenuta bonifica fatta nel 2010 – spiega il sindaco -. Per una questione di sicurezza siamo andati a fare ulteriori saggi, e verificare se la situazione fosse tutta a posto, in realtà è emersa in una zona la presenza di tracce di amianto”. Per questo motivo “è stata rifatta tutta la caratterizzazione – precisa Manfredi -, e il prossimo mese comincerà la nuova bonifica in tutte le zone dove sono emerse tracce di contaminazione”.
Civitillo va dritto al punto. “Il Parco sarà stato pure vandalizzato – evidenzia – ma più che altro è stato utilizzato dai tanti ragazzi del territorio che non avevano e continuano a non avere spazi sociali dove poter fare sport, e probabilmente li ha esposti a una contaminazione di cui nessuno aveva ritenuto di accertarsi”. L’ex presidente, oggi consigliere di minoranza, ricorda come già fossero “emersi dubbi sulla bonifica all’epoca dell’inchiesta della magistratura, quindi bisognerebbe capire quando è stata fatta la nuova caratterizzazione”. Perché se “è stata fatta 5, 6 o 10 anni dopo l’inchiesta, e nel frattempo non è stata fatta un’azione di custodia di quel bene, sarebbe grave”. In altre parole, “se ci fosse stata la possibilità non solo di vandalizzare, ma – aggiunge – anche di entrare in contatto con sostanze pericolose, sarebbe particolarmente grave“. E rievocando quegli anni, Civitillo rammenta sia le “anomalie sulla bonifica di quel sito”, di cui “si sapeva dai tempi dell’inchiesta”, sia le conseguenti “proteste della popolazione, tacciata di allarmismo”. Oggi come allora.




















