Senza giri di parole, parla di “disastro ambientale in corso” nell’Area Marina Protetta della Gaiola. Maurizio Simeone, direttore dell’Amp, è ascoltato dalla Commissione comunale Ambiente e Mare, presieduta da Carlo Migliaccio. All’ordine del giorno, la questione del presunto inquinamento dei fondali dell Parco Sommerso. A sollecitare la seduta è il consigliere Gennaro Demetrio Paipais, al quale alcuni ricercatori hanno segnalato l’individuazione di scarichi di liquami alla Gaiola, chiedendo di approfondire la vicenda in commissione.
Sul tema, c’è una problematica nota da tempo. Nell’area insiste uno scarico di troppo pieno fognario, che si attiva in occasione delle precipitazioni atmosferiche. Simeone espone i risultati di un recente studio condotto sui fondali. “Abbiamo mappato delle zone che superano anche i 7mila mq di copertura – spiega -, completamente ricoperti da questo strato compatto di masse aggregate di rifiuti fognari. Fondamentalmente la matrice di questa materia sono salviettine monouso umidificate, che si comprano al supermercato”. Si tratta di “materiale plastico, sembrano cotone ma non lo sono”, ed “hanno creato proprio una maglia fitta sui fondali”. Poi dopo vi “sono cresciuti stati di alghe filamentose”. In sostanza, si è creato “un letto compatto di questi rifiuti, stanno soffocando tutto il substrato sottostante e ovviamente sul coralligeno questo provoca dei problemi molto seri”. Il direttore dell’Amp precisa: “Sapevamo che c’era un problema, ma non pensavamo di questa entità”.
Intervenendo a sua volta, altri dettagli li rivela Pasquale Speranza, direttore tecnico Acquedotto e Fognature di Abc Napoli. Nell’impianto di Coroglio, “quest’acqua proveniente da Pianura, dai Camaldoli, da Fuorigrotta – racconta il dirigente – trasporta dei solidi e non ci dovrebbero essere, perché in un canale fognario aperto o chiuso, il motorino, l’Ape car o la testa di cavallo morto non ci deve stare, e non è uno scherzo”. Speranza specifica di riferirsi a “cose ampiamente documentate”. Quindi usa toni caustici. “Mi rendo conto di quasi essere utopico – dichiara – nel dire ai cittadini che la testa del cavallo a Pianura o dai Camaldoli non deve essere buttata in un canalone. Idem dicas il fustino, il motorino”. Il direttore tecnico di Abc però lancia rassicurazioni sul progetto di Invitalia, relativo all’ampliamento strutturale dell’impianto, ma nel recente passato al centro di proteste e ricorsi (respinti). Secondo lui, è “una progettazione per migliorare il sistema di funzionamento – sottolinea -, mettere un impianto di grigliatura prima del nostro impianto che vi assicuro è una vasca grande quanto uno o due campi di calcio regolamentari messi insieme, mettere una grigliatura fine a 3 mm ed evitare che i fazzolettini o gli assorbenti al di sopra di questi 3 mm, quindi il 90% di quello di cui parliamo venga bloccato, e non vado al mare anche in caso di pioggia”. Su una cosa il tecnico di Abc è categorico: in assenza di piogge, l’impianto non riversa alcunché in mare. E solo eventi di guasto potrebbero determinare situazioni anomale, tuttavia fronteggiabili grazie a un presidio operativo attivo h24.
Sul progetto di Invitalia, rientrante nel Piano di rigenerazione per Bagnoli, Simeone è però di altro avviso. “Il progetto si farà, purtroppo – dice -. Di fatto uno scarico fognario di troppo pieno è totalmente incompatibile con un regime di conservazione di un’area Marina protetta e di una zona speciale di conservazione Europea. Le cose si possono edulcorare, mettere quanto più possibile dei sistemi più o meno migliorativi. Ma resta il fatto che abbiamo uno scarico di troppo pieno di una di un’area che ospita 200.000 persone all’interno dell’area più da tutelare dell’intera costa napoletana, dove effettivamente ci sono degli elementi che non esistono altrove, biologici, archeologici e quant’altro. Purtroppo l’impianto fu realizzato in epoca dove le conoscenze ambientali erano assai diverse da quelle attuali”.




















