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Un’istanza di adeguamento del Piano di Monitoraggio Ambientale (Pma) per le opere dell’America’s Cup, in corso nell’area di Bagnoli. L’ha inviata Cittadinanza Attiva in Difesa di Napoli al Commissario di governo per la bonifica di Bagnoli Coroglio, ad Invitalia, all’Arpac, all’Asl Napoli 1, alla Procura di Napoli e ad altri soggetti istituzionali. L’associazione intende formulare alcune osservazioni critiche, basate sull’analisi della Relazione Tecnica dello scorso 20 febbraio. La prima ipotizza una “insufficienza del capping rispetto alla natura delle opere”. Nella relazione si afferma “che la scelta di non ampliare il set analitico è motivata dal “mantenimento del capping esistente e la successiva sovraposa di un ulteriore pacchetto di capping costituito da materiale certificato” al fine di “annullare qualunque tipo di rischio […] da volatilizzazione””. L’assunto, secondo Cittadinanza Attiva, sarebbe “smentito radicalmente dall’entità e dalla vasta estensione delle aree di intervento descritte nelle Schede di Progetto”. Per tali ragioni, sarebbe anche “in palese contrasto con quanto prescritto dal D.Lgs. 152/2006, la funzione di isolamento superficiale risulta del tutto inefficace durante le fasi operative, in quanto gli interventi previsti determinano la rottura delle matrici e l’attivazione di sorgenti di emissione che la norma impone di monitorare”. Ad esempio, la scheda di progetto WP3 (Infrastrutturazioni – Viabilità e Impianti): prevede “la realizzazione di nuove sedi stradali, piazzali e percorsi pedonali – sostiene Cittadinanza Attiva -, unitamente a complessi impianti a rete (illuminazione pubblica, fognature bianche, irrigazione e reti antincendio). Tali lavorazioni comportano l’esecuzione di scavi di sbancamento e di sezione su ampie superfici per la posa dei sottoservizi e dei relativi basamenti. Il movimento terra e il costipamento dei terreni agiscono direttamente sulle matrici contaminate, annullando la funzione protettiva del capping durante l’intera fase di cantiere”.

Nella scheda WP4 (Demolizioni e Opere Civili) “le attività di smantellamento di fondazioni interrate, vecchie strutture industriali, manufatti in cemento armato e del pontile – si legge – agiscono direttamente su matrici contaminate e sedimenti. Tali interventi di frantumazione e movimentazione meccanica possono liberare inquinanti fibrosi o persistenti (Amianto e Pcb) che non sono fisicamente contenuti da alcun pacchetto di isolamento esterno o superficiale”. C’è poi la scheda WP5 (Opere a mare). “La movimentazione di 130.000 m³ di sedimenti carichi di inquinanti organici persistenti – scrive l’associazione – avviene in assenza di confinamento per la matrice aria. L’argomento del “capping a terra” risulta inconferente rispetto ai dragaggi e alla rimozione delle strutture sommerse: i materiali sollevati diventano sorgenti di emissione atmosferica diffuse, soggette a trasporto eolico verso la costa”.

Altro capitolo riguarda la presunta inefficacia dei presidi ambientali per la matrice aria (WP5). “Le “panne anti-torbidità” e le “boe multiparametriche” citate nella Relazione – argomenta Cittadinanza Attiva – operano esclusivamente sulla matrice acquea e risultano tecnicamente nulle contro la dispersione di inquinanti in atmosfera. Durante le fasi di escavazione, sollevamento della benna e carico dei sedimenti, l’esposizione diretta dei materiali contaminati all’azione del vento favorisce la nebulizzazione di aerosol e la volatilizzazione di Pcb e Ipa”. E stando all’analisi, l’assenza di speciazione chimica nel monitoraggio – cioè la distribuzione di un elemento nelle sue diverse specie chimiche in un sistema – impedirebbe di “intercettare tali rischi per la salute pubblica, rendendo i presidi citati del tutto inidonei allo scopo”. Nell’attuale piano di monitoraggio, l’associazione rileva anche una “incoerenza rispetto al recepimento” delle Linee Guida 28/2020 del Sistema Nazionale a rete per la Protezione dell’Ambiente (Snpa). “La Relazione dichiara di aver “recepito le Linee Guida Snpa 28/2020” – premette lo studio – . Tuttavia, il Piano omette i protocolli tecnici per i siti Sin, ovvero la correlazione obbligatoria tra contaminanti storici e attività. Il recepimento degli standard Snpa imporrebbe la ricerca sistematica dei contaminanti traccianti del sito di Bagnoli; parametrizzazione che non può essere sostituita dal solo monitoraggio del particolato e dei gas generici, in quanto privi di caratterizzazione chimica atta a identificare la reale tossicità delle polveri sollevate“.

Cittadinanza attiva accusa inoltre la relazione di “gravi incongruenze tecniche nei riferimenti normativi (Pag.5)”. In sostanza, il documento presenterebbe “errori sistematici nei riferimenti alle norme tecniche”, i quali ne inficerebbero “l’attendibilità scientifica”. Le imprecisioni riguarderebbero, anzitutto, una “Inversione Metodologica: viene citata la norma Uni En 14626 per il particolato, mentre tale norma definisce il metodo per il Monossido di Carbonio (Co)”. Si evidenzia pure un “Errore sul Particolato: viene indicata la norma Uni En 12341 per i gas, mentre essa stabilisce il metodo di riferimento per il particolato sospeso (Pm10 e Pm2,5)”. Secondo l’associazione, “l’utilizzo di riferimenti normativi invertiti” suggerirebbe “l’assenza di protocolli operativi validati e allineati ai requisiti di qualità previsti per un sito Sin”. La serie di rilievi conduce alle conclusioni. “Si richiede l’integrazione del Pma – precisa Cittadinanza Attiva – con la speciazione chimica completa (Amianto, Metalli Pesanti, Ipa, Pcb e altri contaminanti tabellati), in ottemperanza ai principi di precauzione e prevenzione stabiliti dal D.Lgs. 152/2006″. Si invitano l’Asl Napoli 1 e l’Arpac a verificare “che il monitoraggio garantisca la reale tutela della salute pubblica rispetto alle sorgenti di emissione attivate dal cantiere”. In più, viene invocata “l’immediata rettifica della Relazione Tecnica in merito ai riferimenti normativi errati citati a pagina 5, al fine di garantire la validità scientifica e procedurale del piano”. Alla Procura di Napoli, invece, si sottopongono queste contestazioni “per la verifica della coerenza tra i rischi operativi e i presidi adottati dal Soggetto Attuatore”. La prudenza non è mai troppa.